Invisibile, ma sempre presente. Compagno di vita perfetto. Basta guardare come cammina: leggero, come un pensiero. Si chiama Eddie Seaward, di anni ne ha 68, e per lui la pensione non esiste. E’ il vero leader di Wimbledon: il giardiniere, l’uomo che dal 1991 cura i campi di erba verde del più elegante torneo di tennis. Quest’anno, la raccomandazione è stata: l’erba deve essere perfetta pure per le Olimpiadi. Tra la fine della tappa inglese del Grande Slam (8 luglio) e l’inizio dei Giochi di Londra (27 luglio), meno di venti giorni. “Una pazzia, non ce la farà mai”, scrivevano i commentatori della stampa sportiva d’oltre manica. Invece, Eddie è pronto:“Con fisici e ingegneri abbiamo studiato un sistema che ci permette di avere erba nuova dopo soli quindici giorni”, dice con quella sua voce bassa, cauta, attenta quasi a non disturbare. Lo incontriamo al Centre Court, il campo delle finali di Wimbledon, con 18 mila posti a sedere tutti vuoti, e lui che ci aspetta sotto il tabellone, esattamente dove guarda tutti gli incontri di tennis. “Una posizione privilegiata, la mia, è vero…peccato che guardi sempre e soltanto per terra, la mia erba”. Erba rigorosamente alta 8 millimetri, come da tradizione del torneo. Erba che ha come nemici Nadal, Federer, Djokovic, le sorelle Williams. “Sì, un’erba proprio speciale, quella di Wimbledon”.

Eddie, ci sveli il segreto…come farà a far ricrescere l’erba nel poco tempo che passa tra la chiusura di Wimbledon e l’inizio dei Giochi?
“Studiamo l’erba di questi campi in maniera scientifica. Sono accorsi in mio aiuto esperti: dopo tre anni di studi, abbiamo la soluzione. Abbiamo creato un manto erboso con una ricrescita, sotto ai fili principali, più folta. Questi fili cadranno naturalmente, dopo il torneo, e vedremo alla luce solo l’erba nuova. Un ceppo di erba di segale, e un composto di altre erbe che non hanno nomi, ma solo codici…che naturalmente non svelo”.
Perché l’erba di Wimbledon è proprio di 8 millimetri?
“Perché con queste misure la pallina rimbalza meglio, il gioco del tennis è più fluido, e tutti i tipi di tennisti ne traggono benefici. Sotto: il terreno è secco, per rimbalzi perfetti. Dal 1995 ho stabilito questa lunghezza, dopo tanti viaggi in giro per i campi verdi di tutto il mondo, a studiare. Ora al massimo vado ad osservare quelli dello Yorkshire, per trovare nuove erbe da piantare, ma i campi di Wimbledon sono già i più belli al mondo”.
E se qualcuno calpesta i campi e rovina l’erba?
“Impossibile. Ho fatto recintare tutti i campi con un sistema di fili elettrici: per difenderli dagli attacchi delle volpi della campagna circostante. Inoltre, faccio arrivare quattro falchi, due volte la settimana, per far scappare gli uccelli: non li aggrediscono, li fanno solo scappare”.
Eddie, ma durante gli incontri lei fissa solo il terreno di gioco, quindi?
“Osservo un piede che si poggia più pesante, magari. Bjorn Borg consumava molto la zona in fondo al campo, John Mcenroe quella sotto rete, Jimmy Connors i lungo linea, ma questa è erba che risponde bene a velocità di Rod Laver così come ai salti di Nadal. Però, beh, oltre al campo, alzo spesso anche gli occhi al cielo, e guardo il tempo. Conosco i venti, il movimento delle nuvole, le piogge non sono più un ostacolo al gioco. Questi nuovi tetti, dall’anno scorso, scorrono in meno di 30 secondi. Fino a pochi anni fa, gli abitanti della zona mi chiedevano pure le previsioni del tempo…ora vado in televisione a farle”.
In Italia, non è mai venuto?
“Sì, ma non per osservare la vostra erba. D’altra parte voi avete quell’altro sport lì, il calcio…ho sentito che addirittura avete i coloranti verdi rendere il terreno più elegante alle telecamere, santo cielo!”.
Meglio cambiare discorso. Quali sono i suoi tennisti preferiti?
 “Nessuno saprà mai il mio tifo. Posso dire che ci sono tenniste che mi chiedono consigli per le piante di casa o la manutenzione dell’orto. E tennisti che sono molto invidiosi del mio lavoro. Ma in più di vent’anni di lavoro, nessuno mi ha dato mai del tu”.
La nostra chiacchierata con Eddie sta per finire, perché deve dirigere 16 giardinieri permanenti, che diventano 28 durante il torneo. Le leggende raccolte nel quartiere di Wimbledon, che poi è anche quello dove lui vive, vanno da “tiene sempre un ciuffo di erba in tasca, e se lo fa passare tra le dita delle mani dalla mattina alla sera”, fino addirittura a “durante il Grande Slam dice di arrivare alle 6 del mattino e di andare via a mezzanotte, ma secondo tutti noi, dorme dentro lo stadio, e controlla filo per filo tutta l’erba”. La nostra ultima passeggiata con lui arriva all’ingresso del museo. E’ qui che ci saluta Eddie, in maniera frettolosa. Entriamo, e dopo poche vetrine, troviamo una statua di marmo a grandezza naturale che lo ritrae. Vicino, c’è uno schermo, con un programma che dice “Chiedi a Eddie”. Un bambino ci anticipa, preme i tasti, eccolo di nuovo che parla: “Ora ti svelo i segreti di Wimbledon. Dunque, devi sapere che…”.
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