Anche Renzo Uliveri, attualmente presidente dell’associazione italiana allenatori di calcio, è candidato alle prossime elezioni politiche. Il suo nome – e molti lo danno per favorito – è secondo nella lista di Sel al Senato per la Toscana. “Ma in politica ci sono sempre stato”, sussurra, mente lo fermiamo dopo una riunione al circolo di San Miniato, dove venerdì prossimo verrà presentato da Nichi Vendola. Ricapitoliamo: allenatore per 40 anni, e in parallelo è stato iscritto al Partito Comunista negli anni 60, consigliere comunale ed assessore, per poi passare negli anni 90 nei Democratici di Sinistra e poi, fino a due anni fa, nel Pd.

In cosa è diverso l’ambiente del calcio da quello della politica?

“Mentre il primo lo conosco bene, nel secondo ci sono entrato adesso, come candidato, in punta di piedi. Non riesco ancora a fare paragoni, ma devo dire che il gioco mi ha preso, ed avrà tutto il mio impegno. Questa candidatura è nata per via del grande consenso che avevo intorno”.

Perché ha preferito passare dal Pd a Sel?

“Perché sono ancora più a sinistra del Pd, e le idee di Nichi Vendola sono anche le mie. Credo in tutte le sue battaglie, e le faccio anch’io con tanto entusiasmo”.

Quindi, è a favore dei matrimoni gay?

“Si, certo. Sono favorevole a questa apertura, che non tutti ancora posseggono. Il tempo porterà in questa direzione, perché tutto il mondo sta muovendosi in tal senso, e la storia già lo dimostra. La parità di diritti per tutti è una cosa in cui credo molto. E sono sicuro che anche in Italia si arriverà a riconoscerli”.

Ma lei viene proprio da un ambiente in cui esiste ancora il tabù su una semplice dichiarazione di omosessualità…

“Purtroppo l’ambiente del calcio italiano è fatto da voci, che molto spesso corrono più veloci dei pensieri dei singoli. Le cose che si dicono e che girano sono molto ariose. Io sono molto per la libertà individuale, ma senza forzature esterne”.

Ma lei ha allenato calciatori omosessuali?

“Vede, posso anche dire di sì, ma quello che conta è che nel calcio quelli che sbagliano siamo noi: l’immagine sbagliata la diamo noi per primi, perché siamo i primi che pensiamo male. Le forzature, da qualsiasi parte arrivano, fanno male. Deve essere tutto naturale, invece non lo è affatto”.

Si ricorda che Lippi, quando era allenatore dell’Italia, aveva detto che “nel calcio non esistono gay”? Ha fatto male all’ambiente questa frase?

“Sì, me la ricordo anch’io quella frase. Non è vera, naturalmente, altrimenti sarebbe una cosa strana. Per fortuna, non è stato l’unico ad esprimersi sulla questione…”.

Certo, c’è stato di recente Prandelli che ha detto che i tempi sono maturi per essere liberi di fare coming out.

“Infatti, noi siamo quelli che la pensano in questa maniera. Non ci sono dubbi su questo. Ma non deve essere presa come una crociata, deve venire naturale. Sono per la libertà di espressione, senza che si urti la suscettibilità di altre persone”.

Le cito un ultimo suo collega, Damiano Tommasi, che aveva detto invece che nel calcio è meglio non esporsi sul proprio orientamento sessuale.

“Io non la vedo così, non vedo perché i calciatori non lo debbano fare! Io lo consiglio, eccome. Ma ci vuole solo molto garbo nel parlare di queste cose. Comunque, sarà il tempo a dare ragione a tutti questi ragionamenti. Bisogna solo aspettare. In altri ambienti, tutto è già più avanti per fortuna”.

Ma la pensano in tanti, come lei?

“Spero di sì, ma io mi sento uno che ha sempre fatto battaglie prima di tanti altri. Anche da solo, non importa. Ricordo che sono stato tra i primi ad appoggiare a gran voce la legge sul divorzio in Italia, all’inizio degli anni 70. Oppure, sul dibattito sul fine vita, ecco, penso che ognuno deba essere libero, e poter fare la propria scelta in completa autonomia”.

 

E’ sul sito di Vanity Fair