L’idea è questa: un giro di Buenos Aires fermandosi a curiosare nelle zone intorno ad un stadio di calcio. Un percorso trasversale, che permette di solcare quartieri, modi di intendere la vita, nuovi sogni. Undici stadi, undici luoghi d’incontro: dove la passione per la squadra del cuore, permette di parlare anche di attualità, politica, religione. Mappa alla mano, il primo taxi che passa preso al volo, e tanta voglia di guardare i posti e ascoltare la gente.
Dunque, prima tappa, al nord: stadio Monumental, quartiere Belgrano. Qui è di casa il River Plate, la squadra più grande dell’Argentina. Entri nel museo, e rivivi la storia: il primo piano è occupato da stanze, divise per annate, in cui si ricordano le scoperte, i passi fondamentali della civiltà mondiale, e grandi schermi proiettano partite di pallone. Vicino alle imprese di Caniggia, Sivori, Francescoli, trovi bacheche che raccontano la scoperta dell’aspirina, lo sbarco sulla Luna, Napoleone, Mussolini. Verso il centro della città, lungo General Mitre, c’è lo stadio Diego Armando Maradona, gioca l’Argentinos Juniors: la presenza del Pibe de Oro si sente ancora sui marciapiedi, nei vicoli che portano al campo, guardando le bandiere alle finestre. Proseguendo verso ovest, tappa obbligata allo stadio Islas Malvinas, con l’Atletico All Boys padrone delle chiavi. Il centenario si festeggia quest’anno, e il pensiero verso le Malvinas (in inglese, le Falkland) agli argentini crea un tormento pazzesco: non c’è giorno che non rivendichino la proprietà di quelle terre, non c’è giorno in cui non si dichiari guerra all’Inghilterra per averli espropriati. Qui, il calcio è un pretesto, per tenere sotto controllo la storia o, per qualche politico locale, fare campagna elettorale.
Proseguendo verso sud: Avenida Juan Justo, per la precisione. Il Velez Sarsfield, campione del Campionato del Verano, gioca nello stadio José Amalfitani. La ricchezza del vivaio di questi club, insieme alla gestione equilibrata, hanno creato una delle più piacevoli squadre a cui fare visita: il calcio qui è una cosa seria. Campioni ricchi di talento e sani principi, stanno esplodendo adesso. Spostiamoci più a est, per raggiungere finalmente la Bombonera. Una passeggiata nel quartiere Caminito è una delle cose più belle da fare a Buenos Aires: si balla il tango, ci sono i cantastorie, gli artisti compongono quadri, sculture, poesie. Ma, soprattutto, c’è lo stadio da visitare: con Maradona, tutt’ora, idolo indiscusso.
Ma la città è anche altro. La pericolosità di alcuni quartieri, hanno accompagnato le leggenda di qualche tifoseria. Sempre verso sud, al Tomas Ducò gioca l’Huracan; allo stadio Nueva Chicago gioca l’omonima squadra; al Pedro Bidegain è di casa il San Lorenzo; mentre nello stadio Julio Gondona c’è l’Arsenal. Posti poco tranquilli, ad alto tasso di povertà, l’acqua che scarseggia, le fogne sporche, le baraccopoli. Il calcio qui diventa altro: speranza, ribellione, voglia di uscire dalla disperazione.
Nell’ultima tappa, si torna a sorridere. C’è una strada fantastica, che a distanza di cento metri fa sorgere due stadi, quello dell’Independiente e quello del Racing. Le facce di Peron e Kirchner, grandi tifosi di calcio, sono dipinte sui muri. Un solo cartello, in mezzo alla strada, indica con due frecce distinte, gli ingressi ai due stadi. Immaginare le due tifoserie che fanno quella strada, arrivano ad un bivio e devono salutarsi, per andare a seguire la propria partita di pallone, mette i brividi.

 

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