Da una parte, loro. I 115 Cardinali che oggi hanno aperto il Conclave, con questi riti interminabili, la votazione che non ha dato nessun esito, la giornata fatta di protocolli e preghiere. Dall’altra, noi. Gente comune, persone di passaggio, turisti, fedeli, Papa-boys, polacchi e tedeschi, canadesi e africani, venuti apposta a piazza San Pietro, a seguire con curiosità, con passione, con meticolosa attenzione ogni rituale previsto per l’elezione del nuovo Papa. Vengono giù scrosciate d’acqua. Su Roma, a più riprese, piove ed esce il sole, piove ed esce il sole. Poi grandina, anche. Ma niente fa scappare la gente. L’attesa è grande. Non sono neanche le 20, esce la fumata dal comignolo di San Pietro. Nera. Tutti, infatti, si aspettavano questa. Poi, partono le campane. Neanche oggi habemus papam.

I primi a capire che la fumata è nera, sono i seminaristi del North American College: loro sono dietro, posizione centrale, in semicerchio. Si tengono per mano. Urlano “Wow”, come solo gli americani sanno fare. Tre signore giapponesi vestite con il kimono strillano, invece. Gli italiani, come sempre, fanno scattare l’applauso più grande. Qualcuno poi grida il nome di Ratzinger, e la piazza esplode come fosse impazzita. I Papa-boys cantano, e alzano ancora più in alto il loro striscione “Fedeli al Papa”. L’autobus – uno dei tanti – che porta sulla facciata la foto di Benedetto XVI sta parcheggiato in piazza Risorgimento, inizia a suonare il clacson. Andando sempre più lontano, anche nelle vie più piccole di Prati la gente inizia correre per vedere dal vivo la fumata, che sta ancora in cielo. Dalla cittadella dell’informazione (è chiamata così la zona riservata ai media internazionali), partono le dirette e tutti i giornalisti iniziano di nuovo a scorrere la lista dei nomi. Scola, Tagle, O’Malley, Schrer, Dolan, Ouellet, Wuerl, Dias, Ortega: tutti sanno questi nomi a memoria, e li ripetono di fila, come se fosse una formazione di una squadra di calcio. Da questi, nessuno ancora è stato eletto.

Qui tutti sono molto attenti. Le persone raccolte in piazza san Pietro sapevano bene la prassi della giornata. Sapevano l’orario della messa della mattina, i nomi dei cardinali inquadrati dal grande schermo, e sapevano pure le regole a cui devono sottostare tutti i presenti nella Cappella Sistina. Già dalla mattina, fedeli e no, erano vicini ai rituali da Conclave. Rituali lenti. Il sostegno in questa giornata di scelte e cambiamenti per la Chiesa, è alto. Qualcuno ripete il rosario, altri cantano felici in coro canti di chiesa. Il sostegno è una cosa non trascurabile, così di massa, così forte. Dice la signora con la giacca gialla: “Spero che chiunque venga eletto, faccia ricominciare tutto da capo: separando nettamente la religione da ogni condizionamento di potere, economia e politica”. La ragazza con il bimbo in braccio, invece, ricorda che “il prossimo Papa deve combattere la pedofilia”. Un signore sui cinquanta, vuole “un Papa non giovane, europeo, ma umano”. Altri ragazzi di una scuola romana ricordano che il “Papa perfetto è buono e dolce come Papa Giovanni XXIII, e saggio e determinato con Papa Giovanni II”. Poi, c’è il ragazzo vestito con un saio, scalzo, che sta piegato sul suo bastone a pregare, che non alza nemmeno lo sguardo se gli fai una domanda.

C’è un metal detector per entrare a piazza San Pietro, è attivo dall’alba: la sensibilità è stata ridotta al minimo, per evitare file, e far scorrere veloce. Infatti, la gente entra ed esce. I disegni a terra della rosa dei venti, subito sotto l’obelisco sono i posti più ambiti. Il traffico si è fermato spesso, le macchine da una certa ora in poi faticavano a passare lungo via della Conciliazione: infatti, è stata chiusa del tutto al traffico. I giornalisti stranieri sono stati quelli più irrequieti, più svelti: corrono da una parte all’altra, da Prati a Borgo Pio, per raccogliere voci e immagini diverse. C’è l’inviato della Cnn che non si rassegna nemmeno davanti al blocco della polizia davanti all’ingresso di Città del Vaticano. C’è il New York Times che è stato il primo ad arrivare stamattina all’alba. C’è pure una tv locale araba, rappresentata da un uomo in giacca a cravatta e telecamerina e microfono e macchina fotografica e trabattello. C’è stato anche il momento dell’arrivo delle attiviste di Femen, a seno scoperto, nella piazza: ma le forze dell’ordine le portano via di peso. Le stanze negli alberghi, qui, si lamentano le persone che si stanno pagando la trasferta da sole, sono aumentate fino a 160 euro a notte. Le cerate per la pioggia raggiungono anche i 10 euro. Gli ombrelli pure 15.

Dentro, la Cappella Sistina è un luogo rassicurante. Con questo odore di legno, con questo incenso che fa sparire ogni altro senso. Le sedie di ciliegio, le due stufe: una per le bruciare le schede, una per le fumate. I 115 Cardinali provenienti da tutto il mondo, sono qui, e da qui non si muoveranno. Hanno fatto la messa, poi la processione, poi la liturgia con l’invocazione del Santo Spirito, poi

il giuramento, poi l’extra omnes: tutto è stato seguito con grande trasporto, sui quattro maxischermi montati nella piazza. Ma, ormai, i primi scrutini sono arrivati. Non c’è il prescelto, non sono stati raggiunti i 77 voti per un solo candidato. La gente continua a stare nella piazza. Così. Ferma. A guardare il cielo di Roma.

 

E’ sul sito di Vanity Fair