Mi stanno facendo tante interviste per il mio nuovo libro “Le giacche degli Allenatori” (editore Salani, 9.90, 132 pagine). Ma questa, finora, è la più bella in assoluto…

(presa dal portale Cadoinpiedi, il sito degli autori Gems)

 

E’ uscito oggi un nuovo libro che farà divertire molti bambini. O chi vuole continuare ad esserlo. Si chiama “Le giacche degli allenatori” (Salani editore, 9.90 euro, 132 pagine), e sarà una serie per ragazzi (questo è il primo romanzo della serie, il secondo è previsto in aprile 2014), che con il pretesto del calcio, parla di sogni, di valori, di amicizia, e di tante alte cose bellissime, che soltanto i bambini sanno esprimere. L’autrice è Gabriella Greison, una che cerca le parole giuste, non si rassegna, si vede. Asseconda l’istinto, e crede ancora nella possibilità di cambiare il mondo, a partire da piccole cose. “Certo, è una cosa in cui credo molto: ognuno di noi, nel nostro piccolo orticello, ha la possibilità di farlo. Scovando e liberando il proprio talento, che quasi mai coincide con quello che ci viene indicato o imposto dagli altri: è possibile diventare unici e irripetibili, proprio come sognavamo di essere da bambini”.  Leggendo la biografia della Greison su Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriella_Greison), si scopre essere laureata in fisica, con un percorso nel mondo del giornalismo (cronaca, attualità, politica, e tanti reportage, pure in giro per l’Italia) e della scrittura (già 5 libri pubblicati, questo è il sesto), mica banale: “no, perché è voluto, è cercato, è inseguito con tutte le forze. Sono una che non si arrende, combatte, non si accontenta, tutto qui. Anche se davanti a me, la società, i media, certe teste, i blocchi d’antan, cercano in tutti modi di ostacolare me, e quelli come me”. Lei è anche tra quelli che crede esista un circolo Pickwich del calcio, dove è possibile parlare (e scrivere) di questo sport, come solo i più alti pensatori sanno fare (“infatti questa è una delle cose che mi ha insegnato il grande Corrado Sannucci”). Non è la sua specializzazione, ma si sa muovere bene: il mondo del calcio, si sa, è maschilista, è raccomandato, è per i soliti nomi che vengono scelti come opinionisti, che ripetono luoghi comuni e frasi fatte. Lei, no. Non è niente di tutto questo. Ha un’ironia molto sottile. E se la conoscerete in questo libro, l’apprezzerete proprio per questo. Difficile puntare contro di lei, e quelli come lei. I silenziosi, gli entusiasti, i preparati, quelli che ci mettono passione e studio. Perché il calcio è anche questo, inutile negarlo. “Cerco solo di parlarne, come fanno i bambini. I bambini che non sono tifosi”. Perché i bambini coltivano il rispetto e non il sospetto. I bambini pensano positivo, non fanno retoscenismi inutili, cercano il bello. Si divertono con il calcio. “Infatti, io mi diverto ancora…”.

Partiamo dall’idea del libro: come ti è venuta?

“L’idea nasce dalla voglia di trovare un argomento ancora poco raccontato, nel calcio, come le giacche degli allenatori appunto: come pretesto per fare una ricerca trasversale in tutta la storia di questo sport pazzesco. Noi abbiamo bene in mente quali erano le giacche di Zeman, di Mazzone, di Sacchi, di Herrera, di Liedholm, di Capello…e ho creato questa teoria: guardandole tutte, messe in fila, si riesce a capire esattamente di quale periodo del calcio, e della nostra storia, stiamo parlando. Per questo, nel libro, ho fatto nascere il primo museo delle giacche degli allenatori in Italia. E solo un bambino come Edo, il protagonista, un tipo sveglio, rapido, veloce, ironico, può capire al volo tutto…”.

Parli di pretesto: quindi qual è il pretesto che tiene insieme la trama?

“Ho pensato di far fare a Edo un viaggio diverso, nel mondo del calcio, a seconda di quale giacca si fosse messo addosso nel museo. Curiosando nello sgabuzzino, insieme al suo cane Doinel, ha trovato tutte le giacche impilate…ne indossa una, e puff!, come per magia si trova esattamente nel momento storico e nel luogo, dove quell’allenatore ha fatto un’impresa grande. Ma ci vuol tanta fantasia, tanta ironia, per seguire tutto quello che avviene nel libro. E star dietro alla testa di Edo. Bisogna sognare. Perché io sono una che ripete sempre il mantra di Jorge Valdano: vorrei che quelli che mi hanno insegnato a sognare sapessero che non ho nessuna intenzione di smettere di farlo”.

Parti da Bersellini, il Sergente di Ferro. E poi quali allenatori incontrerà Edo? E cosa dicono quei protagonisti che citi nei tuoi libri?

“Parto da Bersellini perché studiando il calcio, quella sua Inter mi è sempre piaciuta: ce ne sono state di cose da raccontare in quella “giornata alla Pinetina” (che poi è anche il sottotitolo di questo primo romanzo della serie), da Beccalossi, al Milan come acerrimo rivale per la corsa scudetto, a mille altre cose… Mentre nel secondo libro, Edo incontrerà Lippi, e l’Italia di Totti e Pirlo del 2006, che vinse il Mondiale a Berlino. Fortunatamente, tutti quelli che ho contattato, con cui ho parlato del libro, mi hanno dato una mano, mi hanno fornito dichiarazioni, mi hanno appoggiato il progetto: c’è la frase di Javier Zanetti sulla fascetta, c’è la frase di Bersellini, e di Beccalossi sul retro del primo libro. Poi, nel secondo, ci sarà sicuramente la frase di Andrea Pirlo, di Daniele De Rossi, e di altri di cui ancora non posso svelarvi niente…”.

E’ un progetto ambizioso?

“E’ un progetto che mi stimola parecchio, e mi fa viaggiare con la testa: che è la cosa che mi riesce meglio. E’ un sogno, non mi sembra ancora vero. E solo grazie ad una casa editrice così bella, con persone tanto sensibili e brave, è possibile inseguirlo. E poi, intorno all’uscita di una serie di libri così, girano miliardi di cose bellissime che accadono tutti i giorni: lo sapevi che tengo un diario dove annoto tutto? E’ molto seguito, e mi diverto molto ad aggiornarlo (http://greisonanatomy.com/index.php/2013/08/29/le-giacche/)…”.

Edo come Harry Potter, quindi?

“Magari… Solo che Edo ha come sogno quello di diventare un allenatore di calcio. Però, beh, ora che mi ci fai pensare, scrivo alla Rowling un tweet, e le chiedo cosa ne pensa. Visto che condividiamo la stessa casa editrice, non può non rispondermi, no? Ho la fissa di twitter, i miei amici mi prendono molto in giro per questo…ma anche lì avvengono tante cose buffe, ed è pura letteratura. Ora ci inventiamo qualcosa di nuovo per il mio spazio su Cadoinpiedi, visto che è il portale degli autori di Gems, dobbiamo fare qualcosa che resti nella letteratura di questo sport, e mai fatto prima…”.

Ultima domanda: come sono le giacche degli allenatori di oggi?

“Quelle di oggi sono fatte in serie, sono su misura, e create da stilisti super-fashion…mi piacciono più quelle del passato. Gli allenatori di oggi, infatti, vanno fotografati con gli occhi fuori dai momenti formali da conferenza stampa. Ma anche per loro il calcio è un ritorno settimanale all’infanzia, come diceva Javier Marias, quindi bisogna solo beccare il momento in cui tornano ad essere bambini…”.

Ultimissima: quali sono i suoi allenatori preferiti di oggi. E chi vorrebbe che leggesse questa intervista, per invitarlo ad una sua presentazione?

“Quando esce un libro, e qualcuno inizia a parlarne, succedono sempre mille cose pazzesche: il primo che mi ha fatto i complimenti è stato Paolo Sollier, mi ha chiamato pochi giorni fa, e ci siamo già accordati perché venga ad una presentazione. Ma nella mia classifica personale degli allenatori, non posso non citare Cesare Prandelli, che sta veramente cambiando tante cose. Poi, ci sono gli amici: Ballardini e Di Biagio su tutti; ma entrando nel mondo dei sogni, che è quello che preferisco, dico anche: subisco il fascino di Montella, penso che Guardiola sia il vero craque del calcio, di Mourinho mi piacciono le facce, di Conte la velocità con cui è cresciuto come allenatore, mi piace capire i punti deboli di Mazzarri, mi intenerisce molto Delio Rossi, mi fa sorridere Benitez, impazzisco per Jurgen Klopp, la compostezza di Pioli mi intriga, simpatizzavo per Luis Enrique, quando parla Zeman sto sempre molto attenta a quello che dice, e via così…mi piacciono tutti, oddio, ho un debole per gli allenatori: perché penso che loro, più di tutti, giornalisti sportivi compresi, possano insegnare qualcosa…loro conoscono i lati nascosti, e più belli, del calcio. Comunque, se qualcuno ancora non ha comprato il libro, deve assolutamente vedere l’ultimo trailer che gira nel web (https://vimeo.com/73605863), ci sono Robert de Niro e Al Pacino che…”.

 

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