Arrivi in Plaza Independencia a Montevideo, Uruguay, e la prima cosa che ti affascina è andare a casa del Presidente José Mujica, per via delle leggende legate al suo nome, e alla straordinaria dote di buonsenso e umiltà di cui è rappresentante, anche se l’argomento che ci ha portati fino qui è il calcio, e la sua nazione è la prossima avversaria dell’Italia. Ne resti attratto, sedotto, perché non è il palazzo presidenziale, ma una casetta piccola poco lontana, e le storie che si raccontano su quest’uomo sono incredibili: vive con 800 euro al mese, indossa ai piedi solo sandali, ha rinunciato ai benefit della sua posizione, ha legalizzato i matrimoni gay e la marijuana, e punta sullo sport gratuito per i ragazzi come mezzo di sviluppo. Allora cerchi di capire come sta preparando la sfida dei Mondiali, da grande appassionato di calcio, e trovi aneddoti bellissimi.

Intanto, la prima cosa che ha fatto Mujica è stata quella di esporre la bandiera della squadra avversaria di fianco a quella dell’Uruguay il giorno precedente ogni partita; poi ha allestito maxi-schermi, uno in ogni barrios, come luogo di aggregazione e diffusione dei buoni valori, facendo arrivare, tramite volontari, dei volantini alle famiglie per l’iscrizione dei bambini alle scuole calcio (il calcio come mezzo per togliere dalle strade i ragazzi); infine ha sostenuto la squadra con poster giganti appesi lungo Viale 18 de Julio e Bulevar Artigas, chiedendole di essere da esempio per la costruzione di un mondo migliore, nei comportanti e nell’onestà.

La scuola uruguayana di calcio ha radici lontane: nel 1930 si gioca in Uruguay il primo Mondiale di calcio, e lo vince, così come nel 1950; i campioni vengono esportati ovunque nel mondo, alcuni giocano in Italia: da Ruben Sosa a Aguilera, da Francescoli a Montero a Recoba. Oggi il giocatore simbolo è Luis Suarez detto El Pistolero, la sua gigantografia campeggia nei principali quartieri, il Centro, il Cordòn e il Porto, mentre il quotidiano Pais di Montevideo ha titolato per due giorni “Rey Luis IX”, per esaltarne la rappresentanza. Ultima curiosità: il piatto più venduto nei famosi ristoranti popolari di carne del Porto si chiama Asado Celeste, e si tratta di pollo avvolto in un fazzoletto con i colori della squadra, e la scritta “hoy tenemos todos”. Così ci spiega Gustavo Alvarez, l’ex-ambasciatore uruguaiano a Roma (grande appassionato di calcio, tifoso laziale): “Schillaci e Serena nel 1990 agli ottavi del mondiale italiano avevano fatto uscire l’Uruguay, oggi abbiamo tutto per vincere noi”.

E’ sul sito di Vanity Fair

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