Arrivare a Genova ed essere accolta così! Pagina bellissima sul Secolo XIX.

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…a Roma l’appuntamento è il 7 novembre alla Sala Umberto con DUE DONNE AI RAGGI X…imperdibile data unica!!! Biglietti qui, clicca.

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Continuo ad andare in giro per Teatri. Ecco le date di “1927 Monologo Quantistico”, clicca qui. Iniziamo il tour quest’anno il 15 novembre dal Teatro di Brugherio, clicca qui per i biglietti. Poi ci sarà Modena, poi Milano…quanti giorni bellissimi mi aspettano!

 

Ecco qualche scatto del monologo al Teatro La Claque…teatro pieno, non c’era più posto…mi dispiace tanto per le persone rimaste fuori…ci vediamo in giro a qualche altra data!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunque, mi piace troppo che…ecco qui sotto l’articolo sulla pagina 39 del Secolo XIX del 28 ottobre 2017.

 

Genova – Parla della fisica quantistica e della sua genesi con una chiarezza direttamente proporzionale alla sua passione per la scienza e per la sua città d’origine, Genova. Gabriella Greison è giovane, ha 41 anni, è nata sotto il segno dei Pesci, ma ha già un ricco curriculum di studi e, soprattutto, di scommesse vinte, inventandosi un lavoro con un guizzo originale dell’intelligenza. Laureata in Fisica nucleare a Milano, specializzata all’École polytechnique di Parigi, ha scoperto nella comunicazione (è giornalista) e nella scrittura la stella polare che ha illuminato l’idea che le sta consentendo di riempire i teatri, portando in scena un tema che, solo per il titolo, “Monologo quantistico”, non sembrerebbe né popolare né tra i più accessibili in generale.

E sull’onda del successo che ha avuto questo spettacolo Gabriella Greison, domani, proprio a Genova , al teatro La Claque (alle 17) reciterà in anteprima (apposta per il Festival della scienza e per la sua città) un secondo monologo, parente stretto del primo. Si intitola “Due donne ai raggi X. Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io”, scritto insieme a Giampiero Cicciò, che è anche il regista.

Il 29 ottobre è tra l’altro una data speciale: 90 anni fa si riunirono a Bruxelles, Congresso Solvay, i 29 fisici che diedero origine alla fisica quantistica. Lo spettacolo debutterà poi il 7 novembre (altra data cruciale:150 anni dopo la nascita di Maria Curie) a Roma al teatro Sala Umberto e racconta le ansie e i successi di due scienziate profondamente simili anche se con profili in apparenza tanto diversi: Marie Curie, doppio premio Nobel, per la Fisica prima (1903) e per la Chimica poi (1911), specializzata negli studi sulle sostanze radioattive; Hedy Lamarr, attrice bellissima e scienziata inventrice, tra gli altri, del wireless moderno. Due storie molto particolari, di due donne davvero speciali. Che fanno parte, tra l’altro, di due gallerie di scienziate scritte da Greison in due libri usciti il mese scorso (“Sei donne che hanno cambiato il mondo”, edito da Bollati Boringhieri) e due giorni fa (“Superdonne!”, 20 favole su 20 scienziate, edito da Salani).

Com’è nata stavolta l’idea di farne uno spettacolo?

«Perché sono due donne che rappresentano le vere principesse di oggi. Coraggiose e geniali che affascinano anche i bambini perché le principesse di oggi non sono più quelle di un tempo, scarpette e attese di principi azzurri. Oggi le principesse sono le donne che, da single, dominano e realizzano i propri sogni. E i giovani, più ancora che Harry Potter, che è un po’ un miracolato, adorano Hermione, una secchiona che studia e sa cavarsela sempre».

Qual è stata la molla che l’ha spinta a puntare su questa forma così ardita, per i temi e i personaggi trattati, del teatro di narrazione?

«Ho sempre avuto in mente quello che ripeteva Albert Einstein, la cui vita mi ha tanto affascinato, ho letto 11 biografie su di lui: la fisica va raccontata in modo che tutti la capiscano. Sono partita da lì. Ho pensato che in Italia c’era ancora un approccio troppo rigido nel comunicare le scoperte della scienza e della fisica in particolare. In America e in Francia hanno capito molto prima che occorreva un registro nuovo per far apprezzare la bellezza di certe teorie. Così quando sono tornata da Parigi, con la mente piena di storie meravigliose da raccontare, mi è venuta voglia di scrivere. E scrivendo, raccontando i fisici anche nei loro aspetti più quotidiani, umani, ho capito che sarebbe stato possibile raccontare spazio-tempo, relatività e principi quantici come piace a me».

Il suo “Monologo quantistico” nasce sulla scia di “L’incredibile cena dei fisici quantistici”, un bestseller. Com’è avvenuta la traduzione teatrale?

«Per i libri avevo accumulato tantissime informazioni e storie. È stato naturale creare il Monologo, che ha cominciato a riempire i teatri. La produzione è Tieffeteatro Milano, la regia di Emilio Russo. Uno dei primi è stato quello della Tosse, qui a Genova!».

Lei sente in modo forte il legame con Genova: perché?

«Le mie origini sono genovesi, intanto. E a Genova ho una casa sull’alta Val Bisagno che è il mio rifugio, in cui mi isolo dal mondo e scrivo i miei libri. Quando ero ragazza scendevo in città e mi trovavo in un paradiso che non esiste da nessun’altra parte: davanti al porto, al mare all’infinito. Genova per me è fondamentale. Tutte le mie tappe più importanti cominciano da qui. E con il Festival della scienza la città si trasforma. È ancora più bella».