Sono passati 90 anni esatti dallo scatto di quella fotografia che mi ha ossessionato fin da piccola. 29 persone in posa, 17 erano o sarebbero diventate dei premi Nobel. La vedevo ovunque, durante i miei anni di fisica all’università di Milano, e poi dopo all’ecole polytecnhique di Parigi (era una gigantografia all’ingresso)…è stata scattata a Bruxelles, il 29 ottobre del 1927, e io sono andata tre anni fa a Bruxelles per ricostruire la storia di quella foto, i dialoghi tra quei personaggi….ci ho scritto un romanzo L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI (clicca qui) e un monologo teatrale 1927 MONOLOGO QUANTISTICO (clicca qui per le prossime date) che porto in giro in tutta Italia da due anni, e anche quest’anno faremo un grande tour (prodotto dal Teatro Menotti di Milano, regia di Emilio Russo), ECCO LE DATE!.

Ma non basta…continuerò su questa scia…ne ho ancora tante di storie da raccontare che partono da questa foto… Fotografia che ogni tanto devo riprendere in mano, per guardarla, per studiarla, per capirla. Così come le biografie dei grandi che sono ritratti dentro. Vite di cui voglio essere circondata… Vedrete una grande sorpresa durante i giorni del Festival della Fisica che curo dal 20 al 28 marzo 2018 al Teatro Menotti di Milano, clicca qui, aggiornerò a breve. 

La festa è nata per caso, mi hanno invitato a Firenze, nella biblioteca Oblate, e mi hanno fatto una bella sorpresa…la foto era una gigantografia! E così con tutta la sala piena ho raccontato di questi personaggi…che ormai sono i miei amici immaginari, con cui discuto, ragiono, parlo da anni e anni…

Ecco una foto del giorno della festa (organizzata da Anna Benedetti, per la rassegna ‘Leggere per non dimenticare’…come si vede dalla faccia, ero molto influenzata, poca voce, e qualche linea di febbre (sto facendo le prove in questi giorni, qui il racconto, e sono stanchissima).

Le interviste in questi giorni, in occasione dei 90 anni da quella foto, me ne stanno facendo tante…

Questo il link dell’articolo uscito su Agi.it, clicca qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

+++ ecco una parte dell’intervista che mi hanno fatto di recente per l’agenzia Agi +++

 

Sono passati 90 anni esatti dallo scatto di quella fotografia in bianco e nero. Una foto a cui la storia scientifica dell’umanità deve tutto, e quindi anche noi oggi. L’ultima settimana di ottobre del 1927, a Bruxelles, si sono riunite le più grandi menti della storia, e a conclusione del V Congresso Solvay, il 29 ottobre appunto, è stata scattata la foto. Questa fotografia è stata l’ossessione per una fisica dei giorni nostri, Gabriella Greison (anche scrittrice e attrice teatrale, il suo sito www.GreisonAnatomy.com la racconta bene) che ha deciso tre anni fa di prenderla in mano e mettersi a raccontarla, nei suoi libri e a teatro. E’ andata a Bruxelles, e ha ricostruito l’intera settimana che questi fisici hanno passato insieme, e dalle sue ricerche in archivi e le traduzioni delle lettere, ha trovato così tanto materiale da scrivere un romanzo “L’incredibile cena dei fisici quantistici” (Salani editore), diventato bestseller lo scorso anno, in cui racconta con dettagli minuziosi il menù della serata, la disposizione degli invitati a tavola e anche le manìe, i tic e le insofferenze di questi fisici del XX Secolo che hanno fatto la storia. “Questa fotografia mi ha ossessionato fin da piccola: 29 persone in posa, 17 erano o sarebbero diventate dei premi Nobel. La vedevo ovunque, durante i miei anni di fisica all’università di Milano, e poi dopo quando ho lavorato all’ecole polytecnhique di Parigi, era una gigantografia all’ingresso…ho trovato pace soltanto quanto ho iniziato a raccontare tutti gli aneddoti legati a questi uomini straordinari che hanno cambiato il mondo”, dice Gabriella Greison, che da due anni porta in giro nei teatri italiani “1927 Monologo Quantistico”, uno spettacolo che interpreta sul palco e affascina tutti riempiendo platee, al punto da continuare anche quest’anno con il tour, senza fermarsi mai. Prima data il 15 novembre al Teatro San Giuseppe di Brugherio, poi il 17 a Modena, poi il 20 e 21 novembre al Teatro Menotti di Milano, e via così per tutto l’anno (clicca qui per le date). Il monologo è prodotto dal Teatro Menotti e ha la regia di Emilio Russo.

Racconta la Greison: “Nella fotografia si riconosce subito Einstein, la cui immagine è più famosa di qualsiasi altra icona pop, da Che Guevara a Madonna, ci sono anche Heisenberg, Schroedinger, Niels Bohr, e l’unica donna è Marie Curie”. Proprio a Marie Curie, la Greison dedica un tributo, il giorno in cui si festeggiano in tutto il mondo i 150 anni dalla nascita, con una data unica di un suo nuovo monologo, chiamato “Due donne ai Raggi X – Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io” (regia Giampiero Cicciò, con cui l’ha scritto), il 7 novembre 2017 al Teatro Sala Umberto di Roma. Un giorno importante, e lei ha voluto renderle omaggio.

Biglietti qui (clicca)

Sì, avevo la necessità di raccontare Marie Curie in uno spazio tutto suo, è troppo importante come donna, come scienziata e per tutte le vicende che ha vissuto, non solo quelle più conosciute, come i 2 Nobel vinti, ma anche per i suoi baratri, le sue paure. E specchiandoci nelle sue paure possiamo capire anche le nostre”, dice la Greison, che conclude: “A 90 anni dalla foto che mi ha ossessionato da una vita, sono felice di tutto il lavoro che sto costruendo intorno, ma sono solo all’inizio. I fisici del XX Secolo a quei tempi erano delle vere e proprie rockstar: ho ancora tanto da dire su di loro. Il prossimo che affronto in un romanzo sarà Niels Bohr e la sua Copenaghen…se mi seguite saprete tutto a breve”. Appuntamento quindi a teatro, con lei e con la fisica. E con la foto più importante della storia della scienza.

una foto durante la festa che mi hanno fatto a Firenze per i 90 anni della foto!