Mi hanno fatto un’intervista nuova bellissima su GQ, ma bella, veramente bella…chiudere il 2017 così mi piace parecchio!

Ecco il link per leggerla, clicca qui.

C’è anche una fotogallery da urlo.

Ma se avete fretta e non avete tempo di andare a cercarla nel link, ve la posto qui sotto per intero (con minuscoli refusi corretti…).

 

 

 

 

Gabriella Greison e

il lato rivoluzionario della Fisica

 

 

Due libri e un monologo teatrale portano in Italia uno stile del tutto nuovo di raccontare la scienza, fondato sulla realtà di un’esperienza e non sul nozionismo di un bravo comunicatore.

L’intervista

Scrittrice e giornalista, Gabriella Greison tra il 2016 e il 2017 ha portato in libreria due autentici best seller: L’incredibile cena dei fisici quantistici, ispirato alla storica fotografia del V Congresso Solvay del 1927 dove sono ritratti i 29 scienziati che hanno creato la fisica quantistica, e Sei donne che hanno cambiato il mondo: le storie di Marie Curie (1867-1934), Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Rosalind Franklin (1920-1958), Hedy Lamarr (1914-2000) e Mileva Marić (1875-1948).

Il filo che lega queste due pubblicazioni non è solo l’amore per la Fisica e il desiderio di raccontare il lato umano di persone che con il loro valore hanno contribuito a cambiare la nostra visione del mondo, ma soprattutto l’indicazione di uno stile del tutto nuovo e più profondo di raccontare la scienza. Il punto di partenza è rappresentato proprio dall’autrice, laureata in fisica nucleare e specializzata all’Ecole Politecnique di Parigi che non ha mai messo da parte gli studi scientifici, ma ha maturato una serie di esperienze in radio e televisione utili a mettere in pratica il suo rivoluzionario progetto.

Dai libri Gabriella Greison ha tratto 1927 Monologo Quantistico che le ha aperto la strada all’attuale e fortunata esperienza di teatro narrazione. Un genere di comunicazione che non ha nulla da spartire con il modello televisivo della divulgazione scientifica perché a salire sul palco non è una giornalista ma un fisico.

“Quando parla un fisico è un’altra cosa rispetto a un divulgatore il cui fortino è ristretto solo a un nome e alla successione di premi, scoperte e ricerche che gli sono legati,” spiega Gabriella facendo riferimento alla sua esperienza internazionale. “Un fisico è dentro la sua materia e ha un modo di parlare e ragionare diverso. Non sa le risposte perché è in grado di trovare le chiavi per aprire i cassetti. A differenza di un divulgatore attinge dalla propria verità esistenziale per raccontare qualcosa di autentico. Non deve sforzarsi con la memoria o fingere di avere certezze su cose che probabilmente non ha nemmeno capito.”

La verità nella comunicazione consiste nell’essere ciò di cui si sta parlando?
Il mondo della comunicazione è pieno di guru. I fisici non hanno la convinzione dei santoni, si fanno mille domande e lo stesso principio di indeterminazione di Heisenberg non va preso come un dato certo. I divulgatori non hanno basi e troppo spesso coprono le proprie lacune ostentando una sicurezza che i fisici non hanno. A teatro porto esattamente questo tipo di incertezza, l’indeterminazione nell’indeterminazione. La soluzione al paradosso del gatto di Schrödinger la deve dare lo spettatore.

Forse per questo il tuo monologo quantistico riempie i teatri. Le persone percepiscono questa forma di autenticità?
La foto dei fisici riuniti a Solvay nel 1927 mi ha ossessionata e ispirata a scrivere “L’incredibile cena dei fisici quantistici”. Tra loro spicca l’unica donna Marie Curie. Amo la fisica perché mi dà felicità e libera da tante paure. Non dà risposte, però stimola continuamente nuove domande. Volevo raccontare il lato umano di quelle persone, il loro valore.

Che legame esiste tra la Fisica e il palco?
È il terzo anno in cui racconto i fisici del ventesimo secolo. Ogni cosa che facevano, proprio come le rockstar di oggi, usciva sulle prime pagine dei quotidiani e io li racconto dal lato umano così da fare capire a tutti ciò che hanno fatto con le loro paure e baratri. Possiamo immedesimarci in loro, cosa che nessuno ha mai raccontato perché gli scienziati sono sempre stati relegati in un mondo lontano e strano. Einstein diceva che i fisici hanno un mondo dentro e sono più portati di altri a portarlo sul palco. Per questo Niels Bohr organizzò apposta degli spazi con un palco dove i fisici potessero rappresentare in scena ciò che avevano dentro. In Italia questo neanche si sa.

Perché negli Stati Uniti e in Francia sono arrivati prima di noi a raccontare la scienza in questo modo?
Ti rispondo in base a ciò che viene fatto fuori per la Fisica e che io porto in Italia, grazie anche ai contatti che ho all’estero. In America Il fisico viene accolto a braccia aperte nei gruppi di lavoro, perché porta sempre un punto di vista diverso, un’altra visione delle cose e una strada nuova nella soluzione dei problemi. Da noi, al limite, c’è l’abitudine ad avere un avvocato in un gruppo, ma il discorso è un altro.

Oltre a fisico nucleare, sei giornalista e scrittrice. Qual è il tuo metodo di ricerca?
Parto dalla curiosità verso qualcosa che non è stato ancora raccontato, poi mi incaponisco e cerco di tutto. Raccolgo le più disparate informazioni sull’argomento che voglio trattare, compro libri, divoro testi, traduco lettere, cerco biografie e se qualcuno mi ha preceduto inizio dai più grandi per capire come hanno lavorato. Vado nei posti dove sono avvenute le cose e negli archivi, contatto le persone e parlo personalmente con parenti e testimoni. È un lungo lavoro di ricerca che i lettori per fortuna percepiscono.

Qual è stato il momento più importante della tua vita professionale?
Quando ho capito che avrei voluto approfondire lo studio della Fisica. Una passione nata durante il liceo perché mi facevo di continuo domande, mi chiedevo il perché di tanti fenomeni ed ero curiosa. Nessuno mi dava risposte, né i genitori né i professori. Perché se mi metto dietro un vetro trasparente non mi abbronzo e davanti sì, oppure perché l’arcobaleno ha sempre quei colori nello stesso ordine e non cambiano mai? Cercavo le risposte nei libri e sono stati loro i miei riferimenti. Quando ho compreso che non sapevo veramente niente di tutto ciò che ci circonda ho realizzato che avrei dovuto per forza laurearmi in fisica.

Oltre alla passione iniziale per la Fisica cosa ti ha dato la carica in questi anni?
Ero tra le poche donne decise a laurearmi in Fisica e ci ho preso ancora più gusto. Quando mi accorgo che fuori c’è una prateria su cui correre è come fare entrare un bambino nel negozio di caramelle. Poi c’è stato il momento in cui ho capito che a teatro posso esprimermi come nei miei romanzi.

Fare la giornalista ti è stato utile quanto la tua naturale curiosità e l’incontro con la Fisica?
Volevo diventare la più brava giornalista del pianeta. Tornando in Italia era questa la possibilità che avevo di raccontare la Fisica come piace a me. Ho continuato a lavorare, insegnando nelle scuole, poi ho creato una trasmissione radiofonica su Radio Popolare “42 la scienza in cerca di domande” e da lì si sono aperte altre porte, ho preso il tesserino da giornalista e iniziato a scrivere. Ho anche seguito un programma sul calcio raccontandolo come si fa con la grande letteratura. Ai tempi non c’erano spazi dove raccontare il lato romantico. Poi ho fatto il programma “Pillole di Fisica” per Rai News 24 e ho continuato sulla scia del racconto dei fisici finché sono arrivati i due libri: L’incredibile cena dei fisici quantistici nel 2016 e quest’anno Sei donne che hanno cambiato il mondo.

A proposito di donne, rappresentano solo il 10% dei laureati in Fisica. La tua è stata una sfida?
La Fisica è considerata la scienza più dura, eppure è la facoltà dove è possibile muoversi nella bellezza, scoprire cosa significa essere al mondo e cercare di dare la spiegazione alle cose che ti circondano dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Che poi si comportano nello stesso modo e ho sempre guardato con occhi strabuzzanti il fatto che l’atomo abbia lo stesso comportamento dei pianeti. Non è assurdo? La natura ha regole che solo la Fisica tenta di spiegare.

Tra le varie esperienze a cui ti ha condotta la Fisica c’è un periodo di lavoro in un centro di ricerca internazionale a Parigi. Cosa hai imparato?
I centri di ricerca internazionale sono punti di pace che ti permettono di capire come si può stare bene al mondo. Ci sono gruppi di scienziati che lavorano a un progetto e non importa chi hai a fianco, nazionalità, sesso o stato sociale. È un tipo di struttura in cui c’è il massimo impegno per la crescita del singolo individuo cercando di aprirgli la testa secondo i dettami di Albert Einstein che vedeva nell’interdisciplinarità la possibilità di tenere allenata la mente a creare qualcosa di nuovo. Figurati che quando l’FBI raccolse un fascicolo di 1800 pagine su di lui ha scritto che insegnava, diffondeva e proteggeva una disciplina capace di permettere all’anarchia di progredire indisturbata. Solo perché amava la Fisica e la diffondeva.

Cosa c’è di veramente rivoluzionario nella Fisica di cui abbiamo bisogno?
Torno sull’esperienza fatta a Parigi. Non c’è una struttura in cui si voglia fare crescere il singolo individuo cercando di aprirgli la testa secondo i dettami di Einstein che diceva: “Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte”. Voleva che la gente oziasse, pensasse e creasse qualcosa di nuovo. Voleva che la Fisica fosse il luogo della libertà. Noi adesso ci stiamo arrivando e non un caso che solo adesso possa portare i miei racconti a teatro.

Per questo motivo scrivi romanzi, riempi i teatri con il tuo monologo quantistico e racconti i fisici del ventesimo secolo?
Adesso è possibile farlo. Prima la comunità scientifica era diffidente nei confronti di chi parlava di Fisica in maniera semplice. C’è sempre il professore legato all’idea che le cose vadano raccontate in modo diverso, complesso e incomprensibile. Solo pochi le possono capire e Einstein ha lottato contro questa mentalità rappresentata da Wolfgang Pauli, ad esempio.

Continuerai a scrivere di fisici e Fisica?
Certo! Voglio sfatare tutti i luoghi comuni sulla Fisica e continuare a scrivere e incontrare le persone a teatro. Sei donne che hanno cambiato il mondo non è solo un libro che parla di grandi scienziate. Da loro puoi capire cos’è il nostro di mondo e vedere riflessa la parte di te stesso di cui prenderti cura come il più prezioso regalo della vita.

Dove ti porta la tua voglia di giornalismo e ricerca in giro per il mondo?
A marzo, il mese del primo festival teatrale della Fisica che curo io chiamato W la Fisica a Milano dal 20 al 28 al Teatro Menotti, uscirà il mio nuovo libro dove racconto del nemico e amico di Einstein, Niels Bohr, che nella sua scuola di Copenaghen faceva andare a studiare tutti i giovani talentuosi. Giovani che diventarono a loro volta premi Nobel. Avere un luogo dove potersi esprimere è ciò che manca in Italia. Come vedi fare uscire dall’iconografia le persone e raccontarle in maniera diversa le rende attuali e utili a migliorare il nostro presente.

 

 

 

 

 

 

Ps: sono due i monologhi, c’è anche ‘Due donne ai Raggi X – Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io’

Pps: a breve metto il post con il regalo che vi avevo promesso…siete pronti?

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Pppps: qui e qui ci sono altre interviste scorse.