Nell’allegato culturale di Repubblica Robinson di oggi, due pagine dedicate a EINSTEIN & ME in anteprima al teatro Sala Umberto di Roma domenica 23 settembre 2018 biglietti qui tratto dal mio nuovo romanzo EINSTEIN E IO in libreria da giovedì o qui!

 

E questo il link al reportage fotografico che verrà esposto nel foyer del teatro la sera dell’anteprima, l’ho caricato sul mio canale youtube: clicca qui.

In questo post racconto in maniera più dettagliata il romanzo EINSTEIN E IO, clicca qui.

In questo post racconto le prove al teatro Elfo Puccini di Milano, per arrivare all’ultima versione definitiva del monologo EINSTEIN & ME, clicca qui. E ci sono anche LE FOTO DI SCENA. Ora il monologo girerà l’Italia…

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E qui ritrascrivo il racconto che mi hanno chiesto di fare per Robinson, l’allegato culturale di Repubblica, in edicola oggi (domenica 16 settembre 2018):

La lezione sarebbe iniziata dopo un’ora. Fondamenti di fisica. Facile. Piano inclinato, leggi di Newton, la solita manfrina. Entrai in aula con molto anticipo, come mio solito. Mi piace arrivare agli appuntamenti prima del previsto. Mi piace aspettare l’arrivo degli altri. Se sono io che aspetto, è come avere sotto controllo la situazione nella maniera scientificamente ottimale. Tipo un magnete con massa più grande che aspetta che l’altro magnete con massa più piccola venga attratto a sé per le leggi dell’elettromagnetismo. Facile.

Sono una secchiona, e non faccio nulla per nasconderlo. Tutto ciò che ho o che faccio io me lo sono guadagnata. Mi piace fare elenchi, mi è sempre piaciuto. Mi piacciono le classifiche, mi piace tutto ciò che può essere numerato. Il mio cibo preferito oggi sarebbe la pizza da asporto: niente di meglio che avere un cerchio dentro un quadrato che si mangia diviso in triangoli. Mi piace contare tutti gli angoli retti che incontro mentre cammino in strada. E c’è sempre stato in me quel rigore scientifico nel prendere lettera per lettera tutto ciò che viene detto. E così, a volte, non capisco i doppi sensi, non capisco il sarcasmo, non capisco le allusioni o i proverbi.

L’anno in cui è ambientata questa storia non è uno solo. Ce ne sono due. Il primo è lontano, e la protagonista che avete sentito parlare finora è nata esattamente cento anni prima di me. Il luogo dove si trova è Zurigo, ma non importa (potrebbe essere qualsiasi altro). Dovete immaginarvi, ora, un’altra donna. Che vive oggi, e che parla anche lei come avete sentito finora. E che sono io (questa è più facile da immaginare; ma parlerò di me in terza persona, il perché ve lo dico dopo). Entrambe le donne hanno una caratteristica formidabile: la mentalità scientifica che condiziona le loro vite. E poi sono fisiche, tutt’e due. E nel corso della loro vita si innamorano perdutamente dello stesso uomo: Albert Einstein. Anche se in epoche diverse, ma cosa importa. La prima lo sposa e ci fa due (tre) figli, la seconda ne divora biografie e ne segue le tracce per tutta Europa, fa ricerche, si mette a parlare di lui con professori svizzeri, giga esperti, e scienziati.

La prima si chiama Mileva Maric. E della sua vita conosciamo poco, anche perché tutti i biografi di Einstein sono stati uomini. Tra le cose che ci sono arrivate di lei: dopo la separazione da Einstein è diventata pazza. Ma quelli erano gli anni del pretesto della pazzia per colpire le donne ribelli: il disturbo poteva anche essere di intolleranza alla vita familiare.

La seconda decide che questo è il momento per esprimersi meglio. Portando in giro la fisica, e la sua testa. Crea monologhi teatrali che mette in scena nei teatri di tutta Italia, e soprattutto pubblica romanzi. Romanzi che hanno un nuovo modo di vedere le cose: il racconto di quei grandi della scienza che hanno creato il nostro mondo, con una base di ricerche e documentazione solida, ma romanzi, storie, racconti facili per tutti. E così, finalmente, per lei è arrivato il momento di affrontare anche Mileva. E soltanto adesso poteva farlo. Non prima (non una decina di anni fa). Prima non sarebbe stata capita. Perché Mileva è Hermione rispetto a Harry Potter: lei è la secchiona non è mica miracolata come il suo amichetto; e tutti (i bambini lo hanno capito prima) la amiamo più del principino.

Torno alla prima persona, adesso. Anche se mi è difficile, perché ormai credo veramente di essere io la moglie di Einstein, e non so più come farmi chiamare. In questi giorni a teatro sto ultimando le prove del mio nuovo monologo. Interpreto Mileva Maric, appunto: lo spettacolo si chiama “Einstein & me”. E a teatro, nello spettacolo che metto in scena, la voce di Albert Einstein è di Giancarlo Giannini. Che mi racconta: “L’idea di ascoltare il racconto su Albert Einstein dal punto di vista di sua moglie mi piace, perché una donna con la mentalità scientifica, che gli è stata affianco nel periodo in cui è diventato Albert Einstein, lo può capire bene. Io sono un grande studioso di Einstein. I suoi libri mi hanno trasmesso la sua vorace caparbietà di tradurre il mondo con parole semplici, che io applico alla mia vita di tutti i giorni. Einstein parlava in maniera facile di cose complicatissime, era questo il suo segreto: ti faceva credere di essere come tutti gli altri, con le parole. Quando insegno recitazione, io prendo spunto dal suo modo di intendere la vita. La sua frase ‘rimarremo bambini per tutta la vita, finché vivremo, e ce ne sbatteremo del mondo‘ racchiude ciò che io incarno. La fantasia, il gioco, la curiosità: sono tutte caratteristiche che Einstein trasmette forti. Einstein ha riscritto la definizione della parola tempo, e io mi perdo spesso nel cercare di capirla. Così come l’infinito. Una retta che passa dal centro della terra e arriva all’infinito, toccando pure noi, ci fa credere di poterci trasformare in qualsiasi cosa, dove possiamo arrivare come esseri umani? Non c’è limite a ciò che inventeremo. Einstein mi fa fare nuove domande, mi aggiunge dubbi a dubbi, non mi fa fermare. Mi porterò nella tomba la sua interpretazione della gravità: trascorro ore a pensarci. Con Einstein di fianco puoi immaginare qualsiasi cosa, tanto poi basta che qualcuno trovi le formule per spiegarla. La stessa cosa avviene nel mio lavoro. Ho lavorato con i più grandi al mondo, ma sei un genio solo quando mi fai viaggiare con la testa. ‘La fantasia è la nostra forza‘, lui diceva così, e noi dovremmo ripetercelo ogni giorno. Per questo Einstein, oggi, è più attuale che mai”.

Avere la voce di Giancarlo Giannini, mentre sono sul palco, è un formidabile privilegio, lo so. Sentire lui, nei passaggi cruciali della vita di Albert Einstein, vuol dire avere una persona che sa quanto Einstein sia fondamentale nel nostro percorso. E nel mio, come fisica e come narratrice.

Per me l’esigenza oggi è di raccontare il femminile, le donne che hanno permesso a me, e tutti noi, di vivere una vita di grande libertà, con la gioia di poter fare scelte, e di poter affrontare i cambiamenti. Io, di tutto questo, ne sono un esempio lampante: tanto che a volte penso di aver già vissuto dieci vite diverse. E tutto questo l’ho potuto vivere grazie a Mileva. Lei rappresenta un punto di svolta, per tutti. Per questo oggi la sua lettura deve essere più attenta: non si può liquidare come una delle Piccole Donne che si ribellano ma poi tornano a casa a curare il focolare. Non era così. Gli esempi di oggi per capirla ci arrivano continuamente, basta saperli trovare: la più amata della serie The Big Bang Theory è Amy Farrah Fowler, la moglie scienziata di Sheldon Cooper, il fisico brillante. Altre ovunque, sconosciute, nel mondo. Tutte, riunite in un’unica equazione, saremo una la continuazione dell’altra, una l’esperienza dell’altra, una l’eredità dell’altra, prenderemo una il nome dell’altra. E specchiandoci in queste donne che ci hanno preceduto vedremo riflessa la parte di noi stessi di cui prenderci cura come il più prezioso dei regali della vita.

 

 

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Qui sono io la prima copia del libro in mano!

 

 

Qui c’è la locandina dello spettacolo…e io con lui…il 23 settembre ci sposiamo al teatro Sala Umberto, venite, siete tutti invitati!

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