Quell’11 Settembre che fa scrivere tutti

Non basta togliere le torri gemelle dallo sfondo di qualsiasi inquadratura di film del passato (come un cronista americano ha raccontato pochi giorni fa sul New York Times, è una regola imposta a molte televisioni d’oltreoceano), per far dimenticare quella giornata tragica. Soprattutto, oggi. Che di anni ne sono passati undici. E sui social network è la gente comune che ha voglia di raccontare quel giorno. Da Twitter a Facebook, tante persone si uniscono del dolore di quei momenti: tornano indietro con la memoria, cerano immagini rimaste impresse, e si dilungano in commenti.

L’11 settembre 2001, quattro aerei commerciali vengono dirottati da un commando di terroristi di Al Qaeda e attaccano New York e Washington, causando quasi tremila vittime civili. Il loro intento era far precipitare l’Occidente nel terrore e consentire a Osama Bin Laden  di diventare il califfo dell’Islam fondamentalista. La domanda che gira in maniera più vorticosa sui social network è: “siamo al sicuro adesso?”. La riflessione che ha fatto più discutere è stata: “ci si ricorda di quel giorno ormai soltanto a scadenza annuale”. La risposta che ha creato maggior consensi è “chiunque ha un parente o un amico in America, chiunque abiti in Italia ne è stato coinvolto”.  Mentre le considerazioni che vengono riprese e incollate su molti profili riguardano la nuova percezione del pericolo, dopo quell’attentato. Dice Sonia_1972: “Da quel giorno in poi, prendere un aereo è un rischio: anche su autobus, tram o metro, facciamo molta più attenzione pure alle borse abbandonate”. Continua Donato56: “Ora siamo molto più coscienti che se un passeggero vicino a noi ha una giacca da cui spunta un filo sospetto, dobbiamo allertare chiunque”.

Altre riflessioni sono più dolci, delle carezze. Dice Achele: “Oggi dobbiamo fermarci tutti almeno un minuto a pensare che quei padri e quelle madri non vedranno più i loro figli crescere”. Continua GiuClik: “io ricordo l’uomo che per disperazione si gettava dalla finestra di un palazzo: quell’immagine non me la dimenticherò mai”. Sotto l’hashtag #neverforget, c’è chi ricorda quel momento preciso. GigiPj: “Guardavo la Melevisione, e ad un certo punto il programma si era fermato e aveva trasmetto il tg con quei fatti: fu uno spavento incredibile”.  Oppure GG: “Camminavo in strada, e ad un certo punto è come se tutto intorno a me si fosse fermato: chi prima ha avuto la notizia ha iniziato a diffonderla con il telefonino, e nel giro di qualche minuto tra sconosciuti, si parlava tutti solo di questo”. Anche SteveMG: “Lavoravo in fabbrica, ci arriva la notizia grazie al televisorino piccolo che lasciamo sempre acceso: ci vennero a tutti le lacrime”. E pure FrancescoM: “Ero piccolo, ricordo solo che mia mamma mi ripetè la parola morti tante volte, e io piansi con lei”.

Poi, c’è chi cerca spiegazioni, e fa analisi più approfondite. Viene ricordato in particolare, un episodio di quel giorno, e per molti è “lo spartiacque di una presa di coscienza collettiva”: la rivolta dei passeggeri del volo United Airlines 93 che si rivoltarono contro il commando di Al Qaeda, andando incontro alla morte sul prato di Shanksville in Pennsylvania, pur di impedirgli di continuare la corsa kamikaze contro Washington, dove l’obiettivo poteva essere la Casa Bianca o il Congresso degli Stati Uniti. Pure un gruppo su Facebook lo ricorda: “Il loro eroismo è stato fonte di esempio in innumerevoli situazioni, in più Paesi, che hanno visto in questi undici anni dei singoli cittadini aiutare le forze di polizia a sventare attentati”. E i commenti che sono scesi a raffica, tutti di grande partecipazione: quasi una voglia nuova di stare più uniti, proteggendoci a vicenda.

E’ sul sito di Vanity Fair

 

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