Brunello Cucinelli, l’imprenditore illuminato

La voce che dovete immaginare, è bassa, dolce; il tono è di chi ha vissuto tanto. «Nasco contadino, lavoravo la terra negli anni 70: adesso sono a capo della mia società, e da poco è anche quotata in borsa». Società che porta il suo nome, Brunello Cucinelli. I cui prodotti (capi in cashmere) si collocano nel lusso absolute (o lusso assoluto, il gradino più alto insomma). E, lui, è considerato da tutti un imprenditore illuminato, con la luce. «Ho evitato tante interviste, in vita mia: perché l’approccio iniziale è quello che conta: le prime righe, insomma. Ci deve essere poesia, cosa che manca tanto in questo periodo».
Se vedi delle frecce, anche se sono rapide, precise, dritte, a volte succede che si perdano. Non perché vinte dal vento, ma perché non sono riconoscibili, si confondono con le altre. Succede. Frecce. Persone. Dietro, un braccio. Una vita. Una mano che detta il percorso. La sensibilità, non ha comandi. Funziona quando gira tutto. Armonia. Non la puoi importare, nemmeno darle una direzione. Vedi che sono nell’aria, spedite, ma poi non si fa niente per regolare le reazioni. No. Non è tutto produzione in serie. Non tutto è pacchetto, plastica, ubbidienza, furbizia. Qualcosa si salva, si perde. Ma è necessario fermare il tempo, come in questo momento: per ascoltare.
«Dicevo, nella mia azienda, ho ricreato un microclima, dove l’armonia, la serenità, la voglia di lavorare ci pervade. Tutti noi, 783 dipendenti».
Anche in momenti difficili come questo?
Soprattutto. Ho fatto una riunione di recente: e cercato di trasmettere a tutti la mia positività, per il periodo che stiamo vivendo. Non uso la parola crisi, io. Ma parlo di rendiconto economico, culturale, etico, morale, con cui dobbiamo fare i conti. Insomma, un riassetto dell’umanità. Sono anni belli e speciali: l’attenzione dell’Oriente è tutta verso di noi, verso l’Italia. Dobbiamo dare il massimo.
In pratica, cosa succede nella sua azienda?
Punto tutto sulla parola, sul garbo, sull’educazione con cui si dialoga. Quando è scoppiata la crisi, nell’autunno del 2008, ho riunito i miei dipendenti e ho detto loro: per 18 mesi non metterò fuori nessuno, ma chiedo a tutti di essere più creativi. E così è stato. Poi, ho ridato dignità al lavoro manuale: pagando di più il lavoro più basso: io metto in busta paga 20% in più rispetto a quanto previsto dai contratti nazionali. Gli stage sono remunerati. Non ci sono cartellini da timbrare. Se il capo è rigoroso e dolce, a scendere tutti vivono bene, stando alle regole.
Ma chi governa l’Italia non è come lei…
Io non giudico, e non guardo gli altri. La gente si accorge da sola di quello che dico io, e quello che dice un altro imprenditore. E sceglie di conseguenza, sia chi preferisce, sia come vuole essere lui. Diceva Spinoza: non sono venuto al mondo per condannare, ma per conoscere. E voi ora state conoscendo me, tutto qui. Come penso io, e come lavoro: la mia onestà nel pagare le tasse o investire nel mio paese.
Ho capito, ma – per dire – se lei sente parlare Marchionne o guarda quello che fa, cosa pensa, visto che pare proprio opposto al suo modo di lavorare e intendere il lavoro?
Penso che lui è così, mentre io sono diverso. Io appena ho degli incassi liquidi, investo in Bot, e finanzio il debito pubblico: compro titoli di stato del mio governo, perché vivo in Italia, e voglio che cresca: perché è lo stesso paese che mi ha sostenuto, quando da niente ho fatto nascere la mia azienda. Io credo nel made in Italy, e lo esporto con gioia e passione. Tengo tutta la mia produzione in Italia: e in Umbria, a Solomeo, faccio lavorare più gente possibile. Penso che l’Italia è fatta di persone perbene, ed è giusto che escano allo scoperto. Adesso. In momenti difficili come questo. Perché il clima è cambiato, dobbiamo essere fieri di essere italiani.
Lei è d’accordo sulla patrimoniale?
Ma certo! Io sono disposto a pagare di più, perché ho di più: quindi, è giusto così. Non importa quanto, o chi ha proposto l’idea sul tipo di patrimoniale. Chi se ne intende, proponga: che sia Modiano o Monti. A me va bene quello che lo stato mi chiede. E anticipo la domanda successiva: non mi interessa se ci sono persone che portano i soldi all’estero, io non sono così, e mai lo farò. E pago tutte le tasse, fino all’ultimo centesimo. Gente come me, gliel’assicuro, ce n’è in giro parecchia: ma non fa più notizia. Diceva Marco Aurelio: se c’è qualcuno che non la pensa come me, non importa, io lavoro per il popolo supremo di Roma.
Lei guarda i talk politici, o ascolta la nostra classe dirigente parlare? 
Sì, ma mi annoiano. Come i giornali. Preferisco dedicarmi ad altre letture: Kafka, Aristotele. Metto questi nomi nel mio Pantheon: ci aggiungo anche Obama, il grande eroe dei giorni nostri. Vuole sapere se ho visto il dibattito con i cinque candidati alle primarie? Sì, le dico, e aggiungo che mi è piaciuto parecchio. Mi ha dato tanta fiducia per il futuro. Domanda garbate, e risposte secche: la gente, poteva finalmente scegliere chi aveva davanti, perché il resto è stato ripulito. E io ho scelto Matteo Renzi: giovane, educato, lineare, mi piace molto. Anche se mi ha colpito pure Vendola: parlava con il cuore. Bersani alla fine ha detto una grande frase: non vi dico, né vi dirò mai, cose diverse dalla realtà. Io nasco socialista, sono stato socialdemocratico, adesso mi definisco: centro sinistra moderato garbato. Ma, soprattutto, vado fiero di essere italiano.
Dice di essere stato da poco in Oriente, per tanto tempo: cosa pensano di noi all’estero?
Pensano che siamo un bellissimo paese, ci guardano vogliosi di investire in Italia, ci chiedono consigli, ci invidiano. Per i prossimi 5 anni saremo un grande paese in crescita, se puntiamo sulla manualità, sulla poesia, sulla creatività, su quello che sappiamo fare meglio di tutti.
Per i giovani, cosa fa?
Innanzitutto, li ascolto. Faccio di tutto per andargli incontro. La fatica più grossa l’ho fatta io, l’hanno fatta i nostri padri, i nostri nonni: ora loro devono solo procedere con dignità, in un paese fantastico come il nostro. La media dei miei 783 dipendenti ha 35 anni. Ora il paese crescerà grazie alle loro intuizioni, ai loro mezzi che sono diversi da quelli che avevamo. Diceva Socrate: sono i poeti i veri geni dell’umanità.
Ci sono sessantenni che non sanno cosa vuol dire avere vicino un giovane talentuoso, competono con lui, dicono «alla mia età non posso mettermi a fare telefonate». E sessantenni che gli dicono il futuro è tuo, prenditelo, ho solcato la strada per te. Ora, con Brunello Cucinelli siamo ai saluti. Giura di aver rifiutato tante interviste, in vita sua. Troppo rumore, là fuori. «Non sempre ci sono orecchie pronte all’ascolto. Se ascolti, la selezione su chi vuoi avere vicino, o su come vuoi vivere e far vivere, avviene automaticamente. E ora siamo in un periodo di svolta». Per questi, dice, ci sarà un futuro migliore. E un cielo grande grande. Silenzioso, binario.
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