Chiusura dell’Ilva, c’è chi preferisce la salute al lavoro

Come un killer invisibile, silenzioso, che toglie la vita in maniera crudele. Così parlano dell’Ilva, e dell’aria che ci sta lì intorno. «Perché, anche se non puoi fare a meno di notare la sua presenza, è come se non ci fosse, dopo un po’ ci fai l’abitudine: e una volta passato questo lasso di tempo, ti uccide, in maniera subdola, prendendoti i tuoi figli». Parlano i comitati, da sempre schierati, in maniera netta, per la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto e dintorni: da peaceLink ad Altamarea, fino a Legambiente. «La vita dell’uomo viene prima di tutto, a costo di restare disoccupati: la chiusura dell’Ilva è l’unica soluzione». E parlano così, anche i medici, le persone vicine ai casi di tumore e di leucemia, «in continuo aumento». Come dice Paola D’Andria, rappresentante dell’Ail (Associazione italiana contro le leucemie): «Stiamo vivendo un dramma. Questo è un vero inferno. La zona intorno all’Ilva è malsana, e peggiora di giorno in giorno. La chiusura è la sola via praticabile. Il diritto alla salute è socrosanto. I sindacati sono fuori dal mondo: si muovono male, e cercano strade alternative, non capiscono l’emergenza. Sono ciechi? O non vogliono vedere? I primi danneggiati sono i lavoratori, aumentano le morti. E loro, i politici, le istituzioni, i dirigenti, i sindacati fanno il gioco delle parti. I pazienti aumentano, e le forme più aggressive di malattie sono clamorose. Tra Taranto e Statte i bambini in cura hanno nuove versioni di leucemia, e l’Ilva risponde nominando dei contro-periti: l’assurdo, capite? Dei contro-periti per fare in modo che l’informazione venga veicolata verso altre direzioni». E a proposito di veicolamento, c’è un altro dettaglio da tenere in considerazione in questo discorso: a Taranto, nell’ospedale Moscati, non esiste il reparto di oncologia pediatrica, per una scelta politica precisa. Come dire: i bambini malati curiamoli lontano, non vicino ai nostri occhi. Giuseppe Merico  è viceprimario di neonatologia al Sant’Annunziata: «Dall’inizio dell’anno erano tre i malati di leucemia, nelle ultime due settimane abbiamo trovato un caso di tumore al cervello e un  altro con un nuovo linfoma. I genitori dei bambini come pensate si sentono? C’è il 20% in più di tumori in età infantile, la diossina viene dal latte materno. Per non parlare delle allergie: ce l’hanno tutti, a Taranto e dintorni».
Biagio De Marzo, di Altamarea, è ancora più netto nei suo attacchi: «La salute viene prima, è un diritto inequivocabile, lo dice la Costituzione. Ma l’articolo in questione il ministro Clini non lo conosce fino in fondo. Tutto quello che si è sentito in questi giorni è sconcertante: c’è una grande sproporzione tra la realtà che si vive e quello che gira intorno. Si fa tanta confusione, si pensa al valore strategico dell’azienda, e non al valore delle persone che rischiano la vita. La gente muore, e continuerà a morire per colpa dell’Ilva». Leo Corvace, di Legambiente di Taranto, sottolinea altre sfumature: «Le colpe sono della proprietà, l’azienda è stata irresponsabile, abituata a fare il proprio comodo. Se si fosse proceduto con il risanamento di alcune zone, e dei forni uno e due, fin dall’anno scorso, non saremmo arrivati a questa situazione. Il ministero dell’ambiente, e quindi la Prestigiacomo, ha avuto lo stesso atteggiamento».
Ora, a parlare, c’è Vincenzo Fornaro. Lui è un allevatore, aveva una masseria di pecore, che nel 2008 sono state abbattute per diossina: «La mia è una famiglia di allevatori e agricoltori, da tre generazioni. Avevamo 605 pecore, e dal giorno alla notte, non abbiamo avuto più niente: attività azzerata. Quello che voglio dire è che se ce la siamo cavati noi, possono farcela anche gli altri, che perderanno il posto di lavoro. L’Ilva deve chiudere, non ci sono altre soluzioni. È un danno enorme per tutti, la sua attività. Avevamo bollette da pagare, mutui, e lo stesso arriviamo a fine mese. Perché siamo riusciti a riciclarci in altri lavori, spostandoci nelle aziende vicine. Ora vogliamo giustizia! Ci sono degli arresti, e abbiamo sentito i nomi degli indagati: ma non basta ancora, mi aspetto qualche altro nome più clamoroso. Comune e Provincia sono pure colpevoli. Ora devono scattare pure i risarcimenti per i danni: ce li aspettiamo tutti».
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