Vi racconto una serata #mansplaining vissuta alcune settimane fa…

Ora che sto trascorrendo qualche giorno nella mia casa di campagna, a Scoffera (dietro Genova), ho un po’ di tempo libero e ho deciso di scrivere questo racconto, che ho chiamato ‘serata mansplaining’, una serata vissuta diversi giorni fa. E ho deciso anche che qui nel blog ogni tanto posterò qualche confessione, qualche racconto di cose che mi sono successe.
Arriviamo in ritardo ad una cena e ci sediamo in un tavolo di un locale, con persone che discutevano già animatamente tra loro, parevano tutte conoscersi. Eravamo io e Simonetta Agnello Hornby (un mito). Sedute nella parte centrale del tavolo, una affianco all’altra, io e lei abbiamo subito fatto amicizia e scambiato confidenze, di avventure editoriali e presentazioni, e città, e lavori e rispettivi libri in corso. Ad un certo punto, lei più lanciata di me, io avrei tranquillamente finito la cena così, soddisfatta della chiacchierata con lei, io me ne sarei andata a dormire e buonanotte ai suonatori, dicevo: vedo che lei si mette a parlare con quelli che stavano alla nostra destra del tavolo, si autopresenta, così, di punto in bianco, dicendo il suo nome, io di conseguenza sono stata costretta a fare lo stesso, ma – per abitudine – dico nome e cognome (lo faccio sempre, altre volte dico solo il mio cognome, ma non viene di dire mai solo il nome, mai). Scena successiva, prende la parola l’uomo alla nostra destra, si mette a raccontare quello che fa, che scrive su una rivista, bla bla, che la musica, bla bla, e bla bla, e poi il suo amico fa lo stesso, bla bla (ho capito solo la parola jazz, il resto me lo sono perso o l’ho dimenticato immediatamente), così per una buona mezzora. Scena successiva: sempre quello alla nostra destra, pensa che sia giunto il momento di aprirsi ad una curiosità nuova per lui, inaspettata pure per se stesso, nei confronti del mondo, e di noi due, che lo stavamo ad ascoltare così attente, e ci chiede: e voi? Fate parte dello staff?
Dello staff?! Mi sono immaginata subito io e Simonetta Agnello Hornby con due salopette blu, t-shirt rosse e la scritta dietro la schiena ‘staff’ che passeggiavamo per la città tipo city-angels, e ad un certo punto un gruppo magnanimo di brave persone ci accoglie nel suo locale per darci un piatto di minestra calda. Ora, caro sconosciuto, io qualche indizio te l’avevo dato, dalle movenze, dall’aspetto, ma soprattutto a Simonetta Agnello Hornby, splendida ed elegantissima 70enne, che ha libri tradotti in tutto il mondo, ed è tra le autrici di narrativa costantemente in classifica, come puoi chiederle se fa parte dello staff? di quale staff, poi? io e Simonetta eravamo sedute al centro del tavolo, tutti si rivolgevano a noi chiedendoci la giornata come era andata, come stavamo, che esigenze avevamo, e tu invece ci chiedi se siamo parte dello staff. Tu, e il tuo jazz. Simonetta risponde pronta che no, che non facciamo parte dello staff, e poi tace girandosi verso di me, lasciando a me il compito di intervenire, io mi limito a dire che siamo due scrittrici, e a quel punto mi butto a testa bassa sul piatto di merluzzo, che dall’odore già stavo trovando sinceramente molto buono. Ma lei insiste nel voler instillare nuove curiosità ai nostri compagni di tavolo e descrive in due parole quello di cui si occupa lei e quello di cui mi occupo io. Allora, l’uomo sulla destra, molto ridanciano, dai modi di fare di chi si rivolge all’intero locale quando apre bocca, e preso da un insolito guizzo che non gli consente di ripetere la parola jazz altre volte, inizia a dire tutto quello che sa dei nostri argomenti, cioè non di noi due, che continuava a ignorarci, ma parlava di lui e del suo sapere su quello di cui noi due scriviamo, e di cui noi padroneggiamo ogni sfumatura. Sui nostri argomenti, insomma. Rivolgendosi un po’ a noi, un po’ al suo complice, e un po’ al popolo. Per tanti minuti. Tanti, a me sono sembrati forse addirittura giorni. E al suo primo momento di pausa, in cui si dedica finalmente al piatto che aveva di fronte, io guardo Simonetta con la faccia sbigottita, e lei mi risponde con una smorfia, molto siciliana, che diceva “machissenefrega”.
Serata finita così, per me, saluto tutti stanchissima, e torno in albergo. Mando messaggio a Simonetta, e ci scambiamo la promessa che ci saremmo riviste presto, magari a Londra.
Serata così. Serata mansplaining (man+explaining). Un uomo che ha spiegato a due donne le cose di cui le due donne sono competenti. Per argomenti di scienza, o di fisica, avviene spesso. Ma quella sera ho capito che avviene anche per argomenti che riguardano sentenze, tribunali.
E quando accadono penso che sia bene farci caso, e sottolinearlo sempre al nostro interlocutore. E’ #mansplaining (in Svezia esiste una linea verde per denunciare questi soprusi, in America ci fanno titoli di giornali ogni volta che accade)
Raccontatemi anche le vostre esperienze…
Come postilla a questo racconto devo dirvi una cosa, che è anche il consiglio che dò a tutte le ragazze che mi scrivono preoccupate per quello che vivono. Io in ogni posto di lavoro che ho frequentato ho sempre cercato gli uomini giusti con cui interloquire. Voglio dire: gli uomini illuminati ci sono, esistono! Vanno cercati, e una volta trovati diventano vostri complici. Ma dovete cercarli. Ci sono sempre, e in ogni luogo. Io sono grata a quelli che mi sono stati e sono vicini adesso, e mi sostengono, a loro devo tanto.
Questo racconto rientra in una narrativa che sto dando al pericolo che viviamo ogni giorno di farci scavalcare, di farci ignorare, di farci ridicolizzare, in una società che è rimasta ancora ferma a tanti luoghi comuni (gli uomini spiegano le cose della scienza perché sono più autorevoli nel farlo, è uno di questi) del passato. E la narrativa la dò ogni volta che sono chiamata in pubblico a parlare, o mi fanno interviste. Con azioni, con parole, con tutto quello che ho a disposizione. Questa è la vera libertà. Altro esempio. Ora, immaginatevi un uomo che si mette a raccontare la storia delle donne della scienza, non è ridicolo? Cosa ne sa? E’ come se noi ci mettessimo le penne in testa e facessimo un film sugli indiani d’america. E’ come se facessero fare Malcolm X a Brad Pitt colorandolo di nero. Capite che è assurdo?
Mandatemi le vostre storie…

Poi mi hanno fatto una nuova intervista, vi allego una stralcio e poi il link al sito per leggerla tutta.

«Io ho scelto di laurearmi in Fisica a Milano, perché nessuno me la consigliava come facoltà, e dunque mi ha incuriosito perché nessuno mi sapeva dire cos’era esattamente la fisica. Questo mi apriva un mondo di cose per cui io avrei saputo e altri no; era una specie di club esclusivo, e così poi è stato in effetti perché poi quando ho iniziato a frequentare fisica ho capito che quello è un altro mondo, un mondo che non esiste sui giornali, in televisione, fatto di persone bellissime dove vale il merito, la fisica è puzzle e buon senso. E’ il posto più bello del mondo secondo me, quindi per questo ho iniziato il mio percorso nella fisica. Mi sono fatta abbracciare e continuo ad abbracciarla io adesso, e la racconto in tutte le maniere possibili». CONTINUA… -> CLICCA!

Un giorno vi racconto perché mi sono allontanata un attimo da quel mondo, per poi riavvicinarmi e tenermelo stretto…

Qui di fianco di cono le date dei miei spettacoli teatrali, sempre in tour! Cercateli nella casella degli eventi…e ricordatevi le date a Milano (dal 14 al 19 aprile) al Teatro Elfo Puccini, e a Roma, l’11 e 12 marzo al Teatro Vittoria!

 

 

Poi ho fatto il mio monologo su Hedy Lamarr ad una convention di ingegneri erano in 1000, al PalaCongressi di Riccione…le avete viste le foto nel post precedente?

 

 

 

Prossimo appuntamento a VIENNA!!! Racconto Mileva Maric, nel mio spettacolo “Einstein e io”…che andrà in scena all’IIC!

Poi, le ultime tappe prima di uno stop di un mese saranno: Lucca, Trieste, Milano, Firenze, Torino, Camogli, Trento, Verona, Genova e Ispra.

A dicembre torno un mese negli States, per un po’ di cose…

 

 

 

 

Altra cosa. Vi avevo detto che i biglietti di “Einstein & me” per le date di Milano al Teatro Elfo Puccini sarebbero andate a ruba…ecco la situazione: clicca, dovete affrettarvi a prendere quelli rimasti, ricordatevi le date: dal 14 al 19 aprile 2020 (sia la sera sia la mattina, doppia replica ogni giorno…agli insegnanti: prenotate i mattinée per le scuole!).

E poi c’è una bella notizia: il Teatro Vittoria di Roma ha preso il mio nuovo spettacolo “Einstein forever”, le date sono 11 e 12 marzo 2020, sul palco con me ci sarà Marcello Corvino al violino! CLICCA QUI per i biglietti!

C’è anche qui la possibilità del mattinée per le scuole, a prezzi ridotti…chiamate i due teatri!

 

 

 

 

 

 

…non state con chi non vi fa fiorire!

gabriella

 

 

 

 

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