Un po’ di amarcord, eccomi dopo 5 anni dalla nascita del mio primo romanzo e il mio primo monologo…

 

Un po’ di amarcord…eccomi dopo 5 anni dalla nascita del mio primo romanzo e il mio primo monologo!!!

 

E ora vi racconto la mia storia. Siete pronti?

 

 

 

 

 

 

In pratica, tutto è successo nel 2015, quando pubblico il mio romanzo d’esordio L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI. Lo pubblico dopo due anni di ricerche a Bruxelles, due anni di tormento, due anni in cui ero in un baratro e non sapevo come uscirne. Sì, perché dovete sapere che quando mi sono laureata in fisica nei primi anni del 2000 e volevo fare quella che racconta la fisica in maniera facile, con le storie, in Italia non me lo facevano fare, io vedevo in Inghilterra e in America che le cose stavano cambiando, che i fisici si mettevano sul palco e creavano storie, e da noi invece tutto era fermo: c’erano i soliti divulgatori, i soliti che occupavano spazi sui giornali (figuriamoci in televisione, quello è un fortino inespugnabile), e al nuovo non davano retta, figuriamoci se donna poi… E’ stato difficile per quel periodo, perché ero giovanissima e volevo divorare il mondo, perché capivo di avere una prateria davanti, ma non mi facevano andare lì a correre… E così ho dovuto aspettare. E ho iniziato a fare tante cose a corredo. Ho insegnato fisica. Ho fatto la guida nei musei scientifici. Sono diventata giornalista, parlando in radio, scrivendo sui quotidiano di attualità, anche sport, massì, di tutto, cultura e quant’altro. Poi, in Italia è arrivata la crisi. Una crisi che ha colpito tutto. Le collaborazioni erano faticose, e io dovevo trasformarmi in qualcosa d’altro. Esattamente come fa l’aragosta. Avete presente l’aragosta? quando sente che il guscio è troppo stretto, si rifugia dietro uno scoglio, si toglie il vecchio guscio e se ne crea uno nuovo, più confortevole. Fa tutto da sola. Vive un cambiamento. Poi esce dallo scoglio, e torna alla vita. E così ciclicamente. Ecco, così ho fatto io. Mi sono rifugiata nella mia casa nel bosco, a Scoffera, una casa bellissima isolata dal mondo, e dal 2013 ho capito che dovevo togliere il vecchio guscio e cambiare. Stavo lì in quella casa, tra abeti, pini, melograni, roseti, ruscelli, gli uccellini, e ho capito che era il momento di scrivere la Storia. Quella mia. Quella che mi rappresentava. Io avevo un’ossessione, che mi portavo dietro dagli anni dell’università. Era una foto, in bianco e nero.

Questa era la foto…

Poi vado avanti con il racconto.

 

Quella foto la vedevo ovunque, ma quando facevo domande ai professoroni, nessuno me la raccontava. Tutti mi dicevano che era la foto più importante della scienza, e morta lì. La vedevo ovunque. Me la ero messa pure in casa, appesa. La guardavo, guardavo le facce degli scienziati in posa. Einstein, Marie Curie, Planck, Dirac, Heisenberg, Niels Bohr, e tutti gli altri… Prendo una decisione: vado sul posto dove è stata scattata quella foto e faccio ricerche da giornalista. Cerco in rete, trovo i contatti, inizio i miei viaggio verso Bruxelles, avanti e indietro, una volta, due volte, tre volte, dieci volte, venti volte. Alla fine arrivo ad avere tantissimo materiale, roba che potevo scriverci un libro! E infatti, l’ho scritto. Nel frattempo in Italia esplode il caso di un fisico che si mette a scrivere in maniera semplice la fisica, e ha un successo clamoroso, era Carlo Rovelli, con il suo Sei brevi lezioni di fisica. Io lo guardo ammirata, e penso: è il momento giusto, lui mi ha fatto da apripista, adesso tocca a me. Lui aveva capito che finalmente anche in Italia si poteva scrivere facile di fisica, come io avevo visto fare in Inghilterra e in America, e infatti lui vive in Francia, le sue influenze arrivano da lì, e così ho seguito la scia e ho pubblicato subito il mio romanzo che sarebbe stato il caso editoriale dell’anno. Il mio caro L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI, con Salani editore, e Luigi Spagnol e Mariagrazia Mazzitelli ai vertici, e Stefano Mauri presidente. Piccolo retroscena inedito, me lo avevano rifiutato da Longanesi. Chiusa parentesi. Il libro fa il botto, e io inizio a raccontare la storia di quella foto ambientata a Bruxelles nel 1927, in un monologo che avevo chiamato (senza pensarci troppo, avete presente quando bisogna dare un nome ad un evento su facebook e ci sono pochi spazi?) MONOLOGO QUANTISTICO. Da quando avevo creato quel primo evento, ricordo ancora che era il 2015 ed ero in una libreria di Roma, avevo gente che mi scriveva che non era riuscita a entrare che c’era la folla e che voleva vederne un altro, e mi chiedevano quando fai ‘monologo quantisitico’ a bologna?, quando fai ‘monologo quantisitico’ a genova… tutti lo chiamavano già Monologo Quantistico, esisteva già per tutti, aveva già una sua vita. E così ho iniziato il tour.

Questa è una foto, ad esempio, in una delle prime date, ero alla Feltrinelli di Genova.

Poi vado avanti con il racconto.

(una foto del 2016, mi facevo proiettare addosso la foto…ahahahha)

 

 

Poi successe che mi invitano a fare il mio Monologo Quantistico le prime aziende. Trovavano quel racconto come un racconto motivante. E loro avevano bisogno di storie come queste per raccontare il loro momento. Sì, perché quella foto, e il mio racconto, narra di come questo gruppo di scienziati si siano trovati a Bruxelles e abbiano creato qualcosa che non c’era, che non era scritta sui libri di scuola, avevano creato la fisica quantistica. Oggi la fisica quantistica è nella nostra vita di tutti i giorni, quando usiamo i telefonini, i lettori cd, dvd, i chip al silicio sono una delle applicazioni della fisica quantistica. E così quel mio racconto diventava una metafora che si adattava perfettamente a qualsiasi momento, ad esempio per le aziende. Mi chiamò la Edison, e feci il mio Monologo Quantistico da loro. Tra il pubblico c’era un signore, un certo Emilio Russo, era un regista teatrale, che alla fine del monologo mi avvicinò e mi disse: perché non vieni a farlo a teatro? Il Teatro si chiamava Teatro Menotti, e da quel momento abbiamo creato lo spettacolo “1927 MONOLOGO QUANTISTICO”, con la sua regia, e tantissime ore di studio da parte mia, con attori bravissimi, e registi, che mi facevano capire come muovermi, come parlare, come stare in scena, come occupare gli spazi. Un lavoro faticosissimo. E ora eccomi.

Ma torniamo a quel momento esatto. Questa la prima foto di scena che ho fatto nel 2017, dopo che avevano fatto 20 repliche ininterrotte a teatro, tutte piene (un teatro da 600 posti era allora)!

La vedete la mia felicità negli occhi?

Poi continuo il racconto.

 

 

 

Da quel romanzo e da quello spettacolo teatrale sono nati in totale 7 libri (vai alla sezione libri, clicca) e 5 spettacoli teatrali (vai alla sezione spettacoli, clicca). E da quel momento fino a oggi sono diventata finalmente io, o come mi chiamano i giornali: “la rockstar della fisica” (Corriere della Sera),  “la donna della fisica divulgativa italiana” (GQ), “la donna più influente dell’innovazione e del digitale” (sondaggio della rivista Digita), “la donna che ha creato una nuova narrativa da dare alla fisica” (Repubblica), “l’influencer geniale” (Donna Moderna).

 

Porto in tour tutt’ora questi spettacoli. “Monologo Quantistico” ha raggiunto 450 repliche, “L’incredibile cena dei fisici quantistici” è in continua a ristampa, superando ogni record di vendita.

 

Ed eccomi ad oggi. Qui sono ritratta vicino alla foto simbolo che ha fatto nascere tutto. La locandina di “1927 MONOLOGO QUANTISTICO” che ieri è stata inaugurata insieme ad una mostra dentro al Teatro Menotti con tutte le autorità di Milano. E sono fiera di far parte di questa storia milanese, dove tutto è nato. E dove nessuno muore.

 

Da quel momento in poi, ho riempito i teatri più prestigiosi: Auditorium di Roma, pieno, Teatro Rossetti di Trieste, pieno, Teatro Politeama di Genova, pieno, Teatro Sala Umberto di Roma, pieno. E ce ne sono tanti altri da riempire ora…

 

E tutto è nato da quella foto, quella magnifica foto in bianco e nero. 29 uomini in posa. Quasi tutti fisici, 17 erano o sarebbero diventati dei premi Nobel. Tra questi, un’unica donna: Marie Curie.

 

(vedete che foto ho dietro? vedete come mi brillavano gli occhi?)

 

Da quel momento…ho approfondito nel corso di questi anni il racconto delle donne della scienza, uno dei miei cavalli di battaglia. “Sei donne che hanno cambiato il mondo” (con Bollati Boringhieri) e “Superdonne” (con Salani) mi hanno dato la possibilità di raccontare il femminile, le nostre lotte, le combattenti della scienza. E così come gli spettacoli con le donne che faccio, e dove mi racconto io stessa.

 

(questa è un’intervista che mi ha fatto Freed di recente, la trovate qui)

 

Mi hanno aperto e chiuso rubriche. In televisione e sui giornali. Mi hanno dato e tolto spazi. In televisione, in radio e sui giornali. Ma sono sempre qui. Con tutto il mio mondo bellissimo che ho creato.

 

 

E poi, sto dando tante energia anche ad un’altra cosa.

E ho creato la mia personalissima battaglia. Ho proposto al Politecnico di Zurigo l’attribuzione di una laurea postuma a Mileva Maric. E questa è la mia personalissima battaglia. Clicca qui, per sapere tutto. Che porta avanti con gran parte delle mie forze. Vengo intervistata dai giornali internazionali più autorevoli. Mi hanno intervistato giornali polacchi, spagnoli, svizzeri, serbi. Una casa di produzione cinematografica si è interessata per farci un film.

Sono andata a fare i miei spettacoli su Mileva n Svizzera, anche a Zurigo; in Austria, anche a Vienna. Sono andata a raccontare Mileva Maric a San Francisco. Mi hanno intervistato sui media americani.

E il mio percorso va avanti. Perché ho ancora tante storie da raccontare. Perché sto andando uno per uno da tutti questi grandi scienziati ritratti nella foto del 1927, e per ciascuno di loro scrivo un romanzo e abbino uno spettacolo. Chi sarà il prossimo?

 

 

E poi ho iniziato a raccontare storie anche su Audible. C’è il mio primo podcast IL CANTICO DEI QUANTI, e a marzo esce il secondo. E poi ho letto tutti i miei libri sotto forma di audiolibro. Clicca qui per tutti i miei lavori da ascoltare.

E poi mi ha chiamato Dixie, e mi ha iniziato a mandare i vestiti, e ora c’è lui che mi veste, e ho sempre outfit bellissimi.

E tutto va avanti…

E io sono sempre in treno…

Eccomi qui.

 

Ogni tanto è bello fare il punto della situazione di dove sono arrivata, e che cammino sto facendo. E mi piace farlo con voi, che siete sempre con me. Vi leggo uno per uno sui social, nei commenti sotto i miei podcast su Audible, nei siti dove si acquistano libri, vi ascolto nelle librerie dal vivo, fuori dai foyer nei teatri dove mi venite a vedere. Grazie, grazie a tutti. Ho il pubblico più bello del mondo.

 

 

Entri a teatro con i tuoi pensieri, la tua vita, qualcuno in quel momento ti racconta una storia, e fermi il tuo tempo; io che te la racconto, ti vedo, anch’io sto facendo lo stesso, ti porto da un’altra parte, un mondo bellissimo, e stiamo bene esattamente lì dove ci troviamo.

 

 

 

 

Grazie. Ho il pubblico più bello del mondo.

Ci vediamo a teatro (qui di fianco tutto le date) e in libreria…

 

 

 

 

 

…non state con chi non vi fa fiorire!

gabriella

 

 

 

 

 

 

 

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