Oggi anteprima del mio nuovo romanzo, prima pagina della Cultura di Repubblica!

Oggi anteprima del mio nuovo romanzo, prima pagina della Cultura di Repubblica!

Il pezzo me lo hanno chiesto per raccontare “Ucciderò il gatto di Schroedinger” dal punto di vista dell’irrequietezza. Nel senso che la fisica quantistica racconta l’inquietudine, come ho fatto nel libro. E quindi ecco il pezzo, visto che l’ho scritto io, ve lo trascrivo qui sotto. E spiego finalmente il gatto di Schroedinger, nella sua formulazione scientifica rigorosa. E finalmente anche metto la frase che mi ha dato Leonard Susskind per la copertina…leggerete che bomba!

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di Gabriella Greison

A me sembra che la fisica quantistica racconti perfettamente l’inquietudine, l’irrequietezza. Mai come in questo periodo. Per questo ho sentito l’esigenza di scrivere un romanzo sulla fisica quantistica usando la vita di una persona. La fisica quantistica non è ancora finita, per ora la teoria che la racconta è provvisoria, esattamente come la vita di una persona. La Prima Rivoluzione Quantistica, avvenuta nel XX Secolo quando la fisica quantistica è nata, ha portato il primo grande cambiamento che oggi siamo abitutati a vivere, fatto di computer, telefonini, tac, lettori cd e dvd. Ma ora siamo alle porte della Seconda Rivoluzione Quantistica, e il nostro modo di stare al mondo cambierà ancora, presto. Questa seconda ondata di cambiamento sta nascendo in America, dove ho fatto gran parte delle ricerche per un anno per scrivere il libro (oltre che in Austria), e porterà un nuovo futuro tra noi.

In America, oltre che nei centri di ricerca, sono stata a casa di Leonard Susskind, a Palo Alto (il più grande fisico quantistico vivente, secondo me), e la sua presenza nel libro è costante; poi anche fondamentali sono state le chiacchiere con Gabriele Veneziano (il fisico creatore della Teoria delle Stringhe), Freeman Dyson (a Princeton, poche settimane prima della morte), gli archivi di Vienna. Ma andiamo con ordine.

Tra i creatori della fisica quantistica, Nobel nel 1933 per la sua equazione, c’è Erwin Schrödinger, l’inventore del concetto di entanglement. L’equazione di Schrödinger (nata nel 1926) è l’equivalente di quella di Newton, ma nel mondo dei quanti. Una rivoluzione di pensiero magnifica. Così come il paradosso del gatto di Schrödinger (nato nel 1935 in uno scambio di lettere con Albert Einstein). Ve lo racconto.

Dovete sapere che quando la fisica quantistica stava nascendo, i filoni di pensiero che la stavano creando erano due: uno capeggiato da Niels Bohr e la sua scuola di Copenaghen (tra i suoi allievi di spicco c’era Werner Heisenberg, ma saranno in tantissimi dalla parte della loro versione ‘ortodossa’), l’altro capeggiato da Albert Einstein (avrà l’appoggio di pochi, tra cui Erwin Schrödinger). Il paradosso del gatto di Schrödinger è un esperimento mentale (cioè fattibile solo nel laboratorio del cervello), ha lo scopo di illustrare come l’interpretazione ortodossa della meccanica quantistica fornisca risultati paradossali se applicata ad un sistema macroscopico. L’esperimento nasce nel contesto della discussione del paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen, che criticava l’interpretazione di Bohr e Heisenberg. Si chiese Schrödinger: cosa succederebbe se chiudessimo un gatto in una scatola con un dispositivo contenente un veleno mortale e un nucleo atomico radioattivo? La particella emessa dal nucleo durante un decadimento innesca un meccanismo che rilascia il veleno nella scatola, e il gatto muore istantaneamente. Il momento in cui il nucleo radioattivo decade è uno di quegli eventi che non si può prevedere precisamente. Si riesce solo a dire che c’è una certa probabilità di decadimento dopo un certo periodo di tempo. Secondo Schrödinger finché non apriamo la scatola per controllare il suo stato di salute, non possiamo dire se il gatto sia vivo o morto, ma dev’essere in entrambi gli stati contemporaneamente. Il gatto o è vivo o è morto, e l’apertura della scatola non può certo influenzare il risultato; sicuramente si tratta solo della nostra ignoranza di quello che è già successo. Questo era il ragionamento di Schrödinger. Mentre Bohr e Heisenberg dicevano un’altra cosa: il gatto non poteva essere vivo e morto contemporaneamente, e il gatto non poteva essere un’entità fornita di realtà indipendente finché non si apriva la scatola per controllare. Il loro ragionamento era: finché la scatola è chiusa non abbiamo niente da dire sul vero stato del gatto, perché non possiamo descrivere la realtà in assenza di misure.

A me pare che nella vita di una persona il passaggio fondamentale che porta al cambiamento avvenga intorno ai 28 anni, a questa età si prendono decisioni, si fanno scelte decisive. La fisica quantistica rappresenta esattamente l’inquietudine che si vive in una fase di svolta esistenziale, quando gli opposti che prima convivevano in te smettono di esistere entrambi. Uccidere il gatto di Schrödinger significa liberarsi dal paradosso, smettere di tenere un piede sia di qua sia di là. È una metafora. Volevo tranquillizzare gli animalisti.

Vi lascio con l’attacco del romanzo (“Ucciderò il gatto di Schrödinger”, lo pubblica Mondadori il 15 Settembre 2020), che più di altre parole fanno entrare nel vivo della storia.

Quando capisci che tutto è basato sulla probabilità e non su Newton, il mondo ti si sfalda in mano. E io l’ho appena capito. Ho 28 anni, ma non so che farmene. Sono confusa e arrabbiata. Le mie giornate sono uno strazio. Mi sveglio, mi lavo, mi vesto. Indosso sempre la stessa cosa. Giubbetto giallo, pantaloni gialli, entrambi con una lunga banda laterale nera. È la tuta di Kill Bill. Ne ho diversi tipi, estate o inverno non fa differenza. Mi vesto così, punto. Non so lottare, sia chiaro. Nella vita, intendo. Mi vesto così quando vado a fare la spesa, quando vado a prendere un tè, quando ho un incontro di lavoro, quando vado a correre. Sì, corro, faccio jogging. Nei cimiteri. È l’unico posto che mi fa sentire viva. Parlo con i morti, e loro mi rispondono.

Il libro l’ho scritto nel mio personalissimo lockdown durato 4 mesi, in cui pensavo appunto di essere viva e morta allo stesso tempo, esattamente come il gatto di Schrödinger.

La frase di copertina di cui mi ha fatto dono Leonard Susskind è questa: “Finalmente un romanzo attuale che racconti la fisica quantistica a tutti. Ce n’era bisogno. Soprattutto per dire che Einstein e Schrödinger hanno definitivamente vinto la guerra contro Bohr e Heisenberg”. Il perché lo scoprirete nel romanzo, quando Alice incontrerà Susskind e finalmente deciderà di aprire la scatola, e dare un senso alla sua vita.

Qui invece c’è il trailer del progetto sul gatto di Schroedinger…e per l’uscita del romanzo “Ucciderò il gatto di Schroedinger” prevista per martedì in tutte le libreria.

Ho caricato il video sul mio canale youtube (iscriviti al mio canale se non lo hai ancora fatto) -> CLICCA!

Grazie per il video e la didascalia sotto (quando non parlo in prima persona, nei post o sui social, dovete sapere che a scrivere sono i ragazzi di alcuni progetti di Alternanza Scuola Lavoro dei licei, sono loro che mi aiutano ogni tanto con i social e altre cose, tipo per ‘Chiedi alla fisica’ loro sono stati molto attivi e bravi).

Il metodo Greison, qui è spiegato benissimo. Greison fa ricerche, va sul posto, intervista, e il suo lavoro dietro alla scrittura di un libro dura un anno. Questo libro racconta la fisica quantistica che viviamo tutti i giorni e quella che vivremo a breve, che stiamo per vivere. In questo libro c’è Erwin Schroedinger che la guida, e la sua vita sarà per noi familiare. Con i contributi di diversi istituti di ricerca scientifica americana, con gli incontri di tanti fisici quantistici e teorici, come Leonard Susskind, Freeman Dyson, Gabriele Veneziano, e con le ricerche nell’archivio di Schrodinger a Vienna.

Questo un link per ordinare il libro -> clicca

Ed eccomi con la maglietta più ambita…

 

Ieri mi ha intervistato Rai Radio 3, il programma è Fahrenheit, alle ore 16.30…questo il link per risentire la chiacchiera -> clicca

Oggi alle 12, in piazza Colombo a Camogli, all’interno del Festival della Comunicazione, faccio il mio monologo su Marie Curie, quello che ho tratto dal podcast pubblicato con Audible “Cara Marie Curie…”, perché era uscito durante il lockdwon, e avevamo avuto poco modo di diffonderlo, così abbiamo creato questa data speciale, e un’altra sarà a Milano, il 20 Settembre ore 13, al Teatro Piccolo (basta venire lì e si entra, un quarto d’ora prima).

Alla fine del monologo, alle 13, ci spostiamo nella libreria Ultima Spiaggia di Camogli perché ci sono in anteprima le prime copie del libro, anche se esce martedì, e facciamo i primi firmacopie dei libri. Sono felicissima!

 

 

 

E ricordatevi i miei podcast su Audible…sono due: “Il cantico dei quanti” (durata 6 ore) e “Cara Marie Curie…” (durata 5 ore e 10 minuti). Parlo a braccio delle mie due ossessioni, la fisica quantistica e Marie Curie, come rappresentante delle grandi donne della scienza.

 

Ciao!

Non state dove o con chi non vi fa fiorire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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