Che Einstein fosse un grande sostenitore dell’ozio è cosa nota. Ma la cosa forse più interessante è che Einstein (Abraham Pais, Sottile è il Signore, Bollati Boringhieri) era anche uno che in vacanza ci andava molto volentieri, e spesso si faceva i classici tre mesi (esattamente quelli che eravamo abituati a fare durante le scuole medie) nel relax più totale. Da ragazzo il giovane Einstein aveva anche trascorso un anno a bighellonare. “Se non si perde tempo, non si arriva da nessuna parte”, sosteneva. Ed ecco che le lezioni di fisica all’Università di Pavia (durante il suo soggiorno italiano in età adolescenziale) erano diventate per lui corsi da seguire “a tempo perso”, per divertimento, senza essere iscritto né fare esami. Viveva la vita come fosse una vacanza, era questo lo spirito con cui faceva tutto. Nella strepitosa foto che lo ritrae insieme ad altri 16 premi Nobel (scattata a Bruxelles il 29 ottobre del 1927, e da cui è nato il mio spettacolo “1927 monologo quantistico” che da ottobre girerà i teatri italiani, questo il link per trovare date e biglietti) anche gli altri con lui non erano da meno.

Partiamo dal suo amico/nemico, Niels Bohr, anche lui di vacanza se ne intendeva. Aveva una casa in campagna e una in montagna in Danimarca, e spesso si ritirava lì a pensare, con la sua famiglia. Faceva tanti sport, Niels Bohr, era appassionato di camminate, arrampicate, sciate, corsa e bicicletta. Spesso invitava gli altri fisici a trascorrere intere settimane da lui, Kramer si stabiliva lì molto di frequente, e sia Heisenberg sia Max Born erano gli ospiti prediletti di quelle case, e con lui condividevano i suoi sport prediletti (anche se Heisenberg lo faceva solo per compiacimento, e non per passione). Tra parentesi: non era scaramantico, ma teneva sulla porta un ferro di cavallo come portafortuna, quando Max Born gli chiese “ma perché tieni questo ferro di cavallo in bella mostra?”, lui rispose: “dicono che funzioni anche per chi non è scaramantico”. Heisenberg (come Bohr) soffriva d’asma, e l’estate la passava spesso nelle isole rocciose di Helgoland, soprattutto durante il periodo passato a Gottinga, città non certo facile per la respirazione e per chi soffre di questo problema. Tanti fisici avevano l’arrampicata come svago durante le vacanze estive, anche Enrico Fermi e il gruppo di via Panisperna hanno immortalato in tante foto le loro avventure sulel pendici del Monte Bianco, delle Dolomiti e il Gran Sasso.

Wolfgang Pauli non era un grande sportivo, e lui le sue vacanze estive se le concedeva solo nelle grandi città (amava la vita notturna, ed era difficile per lui trovarla in posti troppo isolati); Marie Curie amava andare in bicicletta d’estate, soprattutto con suo marito Pierre Curie si faceva grandi pedalate nell’entroterra francese;

Paul Dirac, nell’estate del 1927, fece un viaggio in Russia con il suo amico Esther Salaman, e avevano come luogo di svago la piscina; Einstein amava la montagna austriaca, e una volta trasferitosi a Princeton, in America, prediligeva il lago e le scampagnate poco toste, quelle che si possono fare in sandali e pantaloncini corti. Ma Einstein a parte, i grandi fisici del XX secolo, non hanno mai trascorso troppo tempo in vacanza. Anche perché l’unica volta che Niels Bohr ci restò più tempo del previsto, in quel leggendario 1927, Heisenberg prese possesso della scuola di Copenaghen e formulò in tutta solitudine il suo Principio di Indeterminazione, che poi lo avrebbe reso immortale, e creerà per sempre un solco per terra, che contribuirà a far nascere la fisica quantistica.

 

 

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