Il mio ritratto di Giorgio Napolitano (eletto ora di nuovo Presidente) #RomanzoQuirinale

Era il 1992, estate, tempo di Giochi. Dopo due votazioni, con tante schede bianche, Giorgio Napolitano viene eletto Presidente della Camera, in sostituzione a Scalfaro, salito al Quirinale. Lo sfidante numero uno, quello da battere – anche allora – era Stefano Rodotà (candidato della Quercia). Napolitano vince, dopo un accordo tra Pds (e quindi D’Alema), Dc, Psi (e quindi Craxi), Psdi e Pri. La grande coalizione tra i vari schieramenti, lo favorì nella battaglia, nel duello, nello scontro uno contro uno. Ed è proprio da allora che ha inizio la sua lunga ascesa politica nelle istituzioni. Oggi, infatti, per ottenere nuovamente la poltrona di Capo dello Stato, Napolitano davanti si è trovato ancora Stefano Rodotà, e una possibile larga intesa tra i partiti.

La legislatura che partì nel ‘92 fu quella di Tangentopoli, e Napolitano divenne uno dei fronti del rapporto tra magistratura e politica. Lui, che veniva da Napoli, con tutti quegli anni di militanza giovanile nel Pci tra il ‘40 e il ’50; lui, che veniva da una grande esperienza politica maturata tra il ’60 e l’80, in cui prese in mano anche la direzione nazionale del partito (si ispirava al socialismo democratico, seguendo il solco lasciato da Giorgio Amendola, e contrapponendosi agli slanci ideologici di Luigi Berlinguer); lui, che divenne il riferimento dei fermenti culturali di quel periodo (i suoi libri vengono tradotti in oltre 10 paesi), per poi fare diverse esperienze all’estero (fu il primo esponente del Pci ad andare negli Stati Uniti), e per poi diventare il responsabile della politica economica della sinistra di un tempo (è laureato in giurisprudenza); lui, che negli anni 80 esce dai confini, e dirige la commissione estera e le relazioni internazionali (Kissinger lo definì il suo comunista preferito; storico fu il suo viaggio in Israele per dare maggiore attenzione alle istanze della comunità ebraica). Ecco, lui, Napolitano, nel ‘92 affronta la sua prima legislatura con grande successo, ottenendo anche ambiti riconoscimenti dall’opinione pubblica (poco incline, in quel periodo, a dare appoggio alle cariche politiche), e facendo compiere passi da gigante al nostro paese.

Nel 1996, Romano Prodi lo sceglie come Ministro dell’Interno (è sua la legge Turco-Napolitano che istituisce i centri di permanenza temporanei per gli immigrati clandestini). Dopo la caduta del governo Prodi, ricopre l’incarico di Presidente della Commissione Affari Costituzionali, tra i più influenti in ambito europeo. Nel 2005 Ciampi lo nomina Senatore a vita. Poi, venne l’incarico come Presidente della Repubblica, partito nel maggio del 2006, e finito in queste ore.

In questi sette anni da Presidente della Repubblica, Napolitano ha lavorato sempre nei limiti della Costituzione, in un quadro politico in continuo tumulto, con il solo scopo di garantire stabilità al Paese (messo a dura prova: dalle vicende berlusconiane, alle intemperanze leghiste, per arrivare allo sbarco in Parlamento di Grillo e dei grillini). Durante i suoi primi sette anni a Montecitorio, si sono alternati a Palazzo Chigi: Prodi, Berlusconi e Mario Monti; e Napolitano ha mantenuto fede al suo primo discorso in cui disse “sarò il Presidente di tutti, e non solo di quelli che mi hanno eletto”. Diverse le questioni delicate che gli si sono presentate davanti, da quelle giudiziarie (ricordiamo il suo invito a interrompere la guerra tra procure, dopo aver visionato il fascicolo Woodcock) a quelle politiche (con appelli continui per riforme condivise da tutti, e continue sollecitazioni per sciogliere il clima di scontro). Con Berlusconi presidente, Napolitano riuscì a competere sul piano della dialettica (a volte anche dura, tra i due), e storico è lo scontro sul caso Englaro (Napolitano non firmò il decreto che impediva ai medici di sospendere l’alimentazione forzata alla giovane Eluana). Poi, in Italia è arrivata la crisi economica-finanziaria, e il governo Monti, voluto fortemente dal Presidente della Repubblica. Napolitano affianca e sostiene sempre il governo, e apre continuamente all’importanza di un inserimento dell’Italia in ambito europeo. Il New York Times gli dedica una copertina, lo chiamano “King George”, per la sua maestosa difesa delle istituzioni italiane.
Sportivamente: è stato il Presidente della vittoria della Nazionale italiana di Lippi a Berlino 2006, il primo a scendere su un campo di calcio e consegnare la Coppa Italia nel 2008 a Totti (e alla Roma), il Presidente delle Olimpiadi di Londra, dell’Europeo perso contro la Spagna (memorabile l’episodio in cui Napolitano racconta alla moglie, la signora Clio, chi è l’uomo che stava seduto di fianco alla coppia, e cioè Michel Platinì), e di diversi Giri d’Italia seguiti in strada.

Ora, di nuovo, si è candida e batte tutti. 20 Aprile 2013. E lo sfidante numero uno è stato ancora Stefano Rodotà, appoggiato da Grillo e da Vendola. All’ultimo sfoglio (in cui non si è arrivati ad un nome), le prime parole di Rodotà sono in realtà uno sfogo contro il silenzio del Partito Democratico. Again. Come nel 1992. La storia di ripete sempre. Infatti, anche dopo quello sfogo, a vincere fu Napolitano.

 

E’ sul sito di Vanity Fair

Eccolo, con la signora Clio, preso per le strade di Roma, nel quartiere Monti

 

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